Dino Campana: Dolce illusorio Sud

 

Un testo quasi sconosciuto e bellissimo, che Dino Campana aveva consegnato a Papini.

Mai riconsegnato, nonostante le minacce e i coltelli, è riapparso fra le carte del critico fiorentino, e attualmente si trova alla Biblioteca di Cesena.

 

 
Da:
Dolce illusorio Sud, autografi sparsi, 1906 – 1918,
a cura di Gabriel Cacho Millet,
Edizioni POSTCART, Roma, 1997
 
 
  
 

 

Dolce illusorio Sud, strade marine seminate di bianchi trofei, grandi crepuscoli che sulla città tonante sembrano continuare un eterno sogno! Sud dell'arabesco e del barocco, fanciulle marine per le vie dove l'arte dei miti ingenua si esprime (arabeschi, grifi, chimere, cortei dei giovani re della leggenda) sui bianchi e azzurri palazzi marini: e mentre il fervore umano assorda i lunghi crepuscoli piazzette marine che aprono i colonnati dei loro balconi alla fantasmagoria dei porti fumosi che nelle antenne e nei molli cordami delle navi trattengono al cuore la dorata avventura. Sud: Porte seicentesche nobiliari aperte sulle grandiose colonne bianche su cui posa l'architrave dominato da un trofeo alato. Antichi bassorilievi, il mercante, la lampada, la madre virtuosa e tutti i simboli della vita che si continuano nel fervore delle vie: e i grandi atrii dalla colossale lampada solitaria, e sulle volte basse le decorazioni convenzionali che vestono di illusione la carne che si scioglie per una più vasta luce. (Non forse è questo il simbolo della grande illusione mediterranea?) Sud: gli angoli di silenzio, le nostalgie dei vascelli cinti da un piccolo balcone, dove una vecchia chimera alla prora si culla in un angolo azzurro del porto e il vascello ha uno straniero e dolce e mitico nome di donna, e i marinai cantano nell'azzurro impallidito nella lontananza del porto: e voi pure meravigliose prostitute dalla dolce voce amica in un vico solitario impallidite nell'ombra. Torno fanciullo. […] Il sud teatrale, il dolce illusorio Sud, la sublime patria del barocco ci soffoca di dolcezza teatrale […].