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Bino Binazzi: Un poeta romagnolo (Dino Campana)

Dino Campana: La BrigataDal «GIORNALE DEL MATTINO» (Bologna), 25 dicembre 1914


«E’ una vera rivelazione: Soffici pensa che sia l’unico volume di poesia uscito in quesťanno. Leggilo». In questi termini l’amico Ferrante Gonnelli il libraio fiorentino, che ricorda nell’aspetto, nell’intelligenza e perfino nel nome, che sembra colto a una novella del Lasca, i suoi confratelli del quattro e del cinquecento, mi scriveva giorni sono mandandomi un povero libercolo giallo non di sua edizione, ma stampato da una tipografia di provincia. Dino Campana? Sì, mi ricordavo di aver letto qualche cosa di molto interessante in uno dei più recenti numeri di Lacerba. Nient’altro.
L‘ invito però di un uomo di buon gusto come il Gonnelli, suffragato dall’opinione ď un grande artista, non meno che il ricordo dell‘ impressione personale, mi invogliarono subito alla lettura.

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Carlo Bo: Dino Campana

da Carlo Bo, Dell'infrenabile notte, in "Frontespizio", dicembre 1937, poi in Otto studi, Vallecchi, Firenze 1939

Carlo BoI termini della storia poetica — così come quelli della vita — di Campana stanno in queste due invocazioni: «O poesia poesia poesia. Sorgi, sorgi, sorgi» e «O poesia tu non tornerai». Diciamo i termini ufficiali, i limiti di una vicenda unica nella storia della letteratura di questo secolo ma dentro, dentro che cosa c’è stato, che cosa c’è stato di riconoscibile e di identificabile per lo spettatore sospeso, senza fiato, senza soccorso della memoria critica? Questa è la domanda che ossessiona la critica da quando furono pubblicati i Canti orfici.

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Giovanni Boine: Canti Orfici

Giovanni Boine

Prima pubblicazione Agosto 1915, su "La Riviera Ligure". 

Copertina su carta giallo droghiere. Sul retro fra parentesi proprio in mezzo è stampato Die Tragödie des letzten Germanen in Italien (ci hanno da ultimo incollata su una strisciolina rossa come una pudica camicia, ma l'ho, da buon Gobinista, che diamine! grattata via con cura). Il ringraziamento prefazionale ai signori sottoscrittori è messo in ultimo al posto dell'indice, il quale come inutile non è stato fatto; e lì è pur ricordato «il coscienzioso, coraggioso e paziente stampatore sig. Bruno Ravagli» cui dunque nemmeno noi lesineremo le nostre cattedratiche lodi, sebbene parecchie lettere nel testo sian capovolte ed a pag.151 la riga che nientemeno dice «diosa virginea testa reclina d'ancella mossa» sia, com'è confessato, «andata all'aria» La carta a piacer suo muta di qualità tre volte in centosettanta pagine, brache, giacca e gilet di tre diversi vestiti. Inoltre è utile aggiungere che il libro è finito con queste sacramentali parole messe fuori testo a mo' d'epitaffio o di chiusa: They were all torn and cover'd with the boy's blood: cosicché BLOOD rosso e pauroso come una stilla od una ditata, sta lì (traccia d'assassinio o di liturgico sacrifizio?) come il tragico sigillo dell'opera.

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Gianfranco Contini: Campana poeta visivo

Gianfranco ContiniVisions de route, de campagne, de voyage à pied, d’alcools: queste sono le Illuminations in un rigo, quali, più o meno esattamente, ha creduto di poterle riassumere Thibaudet, o è un sommario dei Canti orfici (un po’ meno alcoolici, un po’ meno afrodisiaci)? Già col raccogliere, sullo stesso piano, poesie e prose, lunghe solo fino all’esaurimento d’un tema, o d’una catena tematica, di passeggiata, e raccoglierle sotto quel titolo, Campana poneva se stesso, proprio negli anni della «scoperta» di Soffici, come un Rimbaud italiano; si faceva leggere nella chiave, nel ruolo d’un «voyant».

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