Studi

Giovanni Papini: Il poeta pazzo

Lo scrittore fiorentino su Dino Campana 

Da: Passato remoto  (1885-1914),  Firenze, L'Arco, 1948

Si fa un gran parlare, oggi, del poeta Dino Campana, e v'è un alacre lavorio intorno alla sua parva opera: edizioni critiche, stampe d'inediti, studio di varianti, saggi esegetici e biografici, tesi di laurea. Siccome fui dei primi a pubblicare cose sue in Lacerba e il primo a farlo figurare in una antologia, voglio dire come lo conobbi e quale immagine mi resta di lui.
Scrisse a Lacerba nel '13 ed io e Soffici ci accorgemmo subito che non era un de' tanti sconosciuti burbanzosi vestiti di falsa umiltà che mandano le loro ejaculazioni verbali alle riviste. Il primo incontro con lui avvenne una mattina d'estate nel piccolo Caffè Chinese ch'era presso alla vecchia stazione demolita.

Bino Binazzi: Un pacco di libri

Articolo pubblicato a Bologna il 14 Luglio 1915. E' la seconda volta che Bino parla di Dino Campana, anche se lo cita di sfuggita, insieme a Soffici

Non si può esimerci – anche oggi che pure ci son tante cose da fare e da pensare - dal parlar di libri. Ne nascano tanti; ed è impossibile che fra tanti  qualcuno non richiami la nostra attenzione o perché porta un nome d’amico o perchè nuovo parto di qualche scrittore già prediletto o-anche- perché giuntoci per posta con tanto di dedica a noi.... “illustri” ... Oh Dio! – il giovincello furbo sa che noi, volendo potremmo dar mano al soffietto su per le colonne di un giornale ove si esplica la nostra – non precisamente « illustre » – fatica quotidiana.

Quanti libri anche durante questo periodo in cui il turbamento dei classici « otia » non potrebbe esser maggiore! E non intendo di mettere in conto tutti quelli occasionali sulla Dalmazia qui, sulla barbarie là, sul Belgio sotto, sul Trentino sopra ecc.ecc. Si intende parlare di libri di pura fantasia.
L’Italia, come si sa, è stata sempre la terra dei poeti.... e oggi poi, dopo le facilitazioni e le riduzioni accordate a chi voglia viaggia re per il paese della Gloria dell’amico Marinetti, che dispensa gli scrittori anche da una sommaria nozione sintattica, la fioritura è ultra abbondante.

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Cesare Segre: Campana, l'eterno vagabondo vestito di solitudine

Il furore, la disperazione e la fame d' amore di un' anima ribelle. I suoi «Canti Orfici»

dal Corriere della Sera, 8 agosto 2004

È uno dei poeti più poeti del nostro Novecento: nel senso che la sua poesia evita i consueti tramiti della società letteraria, delle correnti, delle mode; la poesia, per lui, era più che affermazione del proprio sentire: era tutto. Ciò non significa che Dino Campana fosse un naïf, un primitivo. Al contrario, s' era fatto una vasta conoscenza della letteratura europea, grazie anche al possesso del francese, del tedesco, dello spagnolo. Ma persino il suo contatto con la produzione più alta era diretto, non gerarchizzato, guidato solo dalle intuizioni. Il preconcetto del poeta istintivo è del resto smentito, per Campana, dall' intensissimo lavoro di perfezionamento dei suoi testi, che gli abbozzi ritrovati più tardi ci permettono di seguire ammirati. Dino Campana (1885-1932) fu affetto da una non comune forma di pazzia, con fasi alterne di lucidità e un finale tracollo. Particolarmente deleterii erano gli accessi d' aggressività, che provocarono i molti ricoveri in istituti psichiatrici: l' ultimo, a Castel Pulci, dal 1918 alla morte.

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Silvano Salvadori: Pampa e Whitman

Una vicinanza di temi e di testi fra Dino Campana e Walt Whitman: Pampa


E’ questo dei Canti Orfici lo scritto in cui più chiaramente riaffiora la tematica cara a Whitman; non a caso più volte il poeta rammenta: gettato sull’erba vergine - le costellazioni - gli indiani - l’infinita maestà della natura ….- il cammino avventuroso degli uomini verso la felicità attraverso i secoli.

- Nel tempo e nello spazio alternandosi i destini eterni
- Gli indiani morti e vivi si lanciavano alla riconquista del loro dominio di libertà
- Le erbe piegavano in gemito leggero
- Dalle criniere dell’erbe scosse
- Un nuovo sole mi avrebbe salutato al mattino! Io correvo tra le tribù indiane? Od era la morte? Od era la vita?
- Sentii con delizia l’uomo nuovo nascere: l’uomo nascere riconciliato con la natura

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Silvano Salvadori; l'ultimo libro di Neuro Bonifazi

NEURO BONIFAZI: Dino Campana – la storia segreta e la tragica poesia
Longo Editore Ravenna, 2007, € 20,00 pp.265


Neuro Bonifazi è senza dubbio fra i maggiori conoscitori di Campana ed ha il merito di aver indicato fra i primi il suo stretto rapporto con Nietzsche con il suo saggio del 1964 (Edizione dell’Ateneo), anticipatore nell’aprire la poetica di Campana ad un panorama europeo.
Questo suo ultimo libro punta ad approfondire la personalità psichica del poeta, la sua “nevrastenia”, che egli indaga per riportare alla luce quella sua storia segreta, mai interamente risolta e con cui cerca di misurarsi.
La precisazione e l’indagine nel definire il più vasto orizzonte della poesia orfica, intesa come “poesia di conoscenza” è uno degli obbiettivi del saggio, che vuol individuare il significato di quel “linguaggio mitico e mistico e simbolico, continuamente figurato e metaforizzato”.

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Bino Binazzi: Gli ultimi bohêmiens d'ltalia. DINO CAMPANA,

Da «IL RESTO DEL CARLINO» (Bologna), 12-IV-1922


È balzato fuori dalle mie valigie di nomade un libercolo, che mi è particolarmente caro. Una curiosità bibliografica ormai rara a trovarsi che assomma in se le grazie di una brochure francese, e la ingenuità grossa e casalinga del Sesto Caio Baccelli o del Barbanera.
Questo libro è un gran libro. Forse la più potente e originale raccolta di liriche, che abbia prodotto il ventiduennio di questo secolo di burrasche e di bestialità. L’autore? Dino Campana, nome ancor quasi sconosciutissimo, come ho dovuto dolorosamente accorgermi, facendo degli assaggi in certi angoli di penombra, ove ancora si raduna qualche pavido gruppo di giovani dediti alle lettere.

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