Studi

Trascrizione integrale da: Lorenzo Righi, Dino Campana poeta della notte
Collana "Gli Inediti" N. 6, Tipografia Sbolci, Fiesole, 1971

Si sa che fu Giovanni Papini a scoprire in Giuseppe Ungaretti il poeta nuovo1.

E fu Piero Bargellini  a rivelarci  il poeta Carlo  Betocchi.

Chi scoprì e rivelò la poesia di Dino Campana?

Fu  il  poeta  Bino  Binazzi.


Alberto Viviani ha lasciato scritto di lui: "Io non credo ancora che Bino Binazzi sia passato così come una bella e vivida luce destinata a pochi.

La bestialità e la supina vigliaccheria che tanto lo amareggiò nel suo tempo e che purtroppo dura tutt'ora indefessa, dovrà pur bene avere un periodo di precipitazione"2.

Register to read more...

Un ricordo di Giacomo Natta su Dino Campana e i letterati di Firenze

Pubblicato su Paragone, 124, Firenze, Sansoni, 1960

Sei o sette anni fa, a Torino, dov'ero di passaggio; andai a vedere la mostra degli Espressionisti Tedeschi, in palazzo Madama. Entrando nella prima sala, a due passi dalla porta mi trovai in presenza di Teodoro Daübler. Era seduto in poltrona, maestoso. Posto al centro della parete che mi si parava dinanzi, egli figurava, nella sontuosa cornice dorata, in tutto il suo volume naturale. Il poeta, che avevo, nel 13, lasciato poverissimo, trasandato e problematico, nel quadro di Nolden riposava l'anima; nell'agiatezza, nel benessere del corpo. La sua grande barba, senza dubbio fragrante, mi parve accarezzata dal successo. Era vestito di ricchi panni inglesi sicché io gli posi la mano sull'avambraccio e lo strinsi per rallegrarmi, e insieme godere della qualità del tessuto...

Register to read more...

Sibilla ricorda Dino: una testimonianza diretta

Da:  Dino Campana. "Le mie lettere sono fatte per essere bruciate", a cura di Gabriel Cacho Millet in, All'Insegna del Pesce d'oro, Milano, 1978, pp.92-95.

Testimonianza depositata nel 1950, presso l'Istituto Gramsci, Roma  Archivio Aleramo

A Firenze, settimane prima, avevo sentito parlare, forse da Franchi, di uno strano volumetto: Canti Orfici, pubblicato in veste meschina a spese dell'autore Dino Campana. L'avevo portato con me in campagna. Lo lessi, ne rimasi abbacinata e incantata insieme, tanto che scrissi al poeta alcune parole d'ammirazione. Egli mi rispose, una bizzarra cartolina. Abitava anche lui in quel momento nel Mugello, nel suo paese nativo, Rifredo (sic). Vi fu uno scambio epistolare, dopo di che ci incontrammo a Barco, un gruppetto di case ad un valico dell'Appennino Toscano.

Register to read more...

Lo scrittore fiorentino su Dino Campana 

Da: Passato remoto  (1885-1914),  Firenze, L'Arco, 1948

Si fa un gran parlare, oggi, del poeta Dino Campana, e v'è un alacre lavorio intorno alla sua parva opera: edizioni critiche, stampe d'inediti, studio di varianti, saggi esegetici e biografici, tesi di laurea. Siccome fui dei primi a pubblicare cose sue in Lacerba e il primo a farlo figurare in una antologia, voglio dire come lo conobbi e quale immagine mi resta di lui.
Scrisse a Lacerba nel '13 ed io e Soffici ci accorgemmo subito che non era un de' tanti sconosciuti burbanzosi vestiti di falsa umiltà che mandano le loro ejaculazioni verbali alle riviste. Il primo incontro con lui avvenne una mattina d'estate nel piccolo Caffè Chinese ch'era presso alla vecchia stazione demolita.

Register to read more...

Articolo pubblicato a Bologna il 14 Luglio 1915. E' la seconda volta che Bino parla di Dino Campana, anche se lo cita di sfuggita, insieme a Soffici

Non si può esimerci – anche oggi che pure ci son tante cose da fare e da pensare - dal parlar di libri. Ne nascano tanti; ed è impossibile che fra tanti  qualcuno non richiami la nostra attenzione o perché porta un nome d’amico o perchè nuovo parto di qualche scrittore già prediletto o-anche- perché giuntoci per posta con tanto di dedica a noi.... “illustri” ... Oh Dio! – il giovincello furbo sa che noi, volendo potremmo dar mano al soffietto su per le colonne di un giornale ove si esplica la nostra – non precisamente « illustre » – fatica quotidiana.

Quanti libri anche durante questo periodo in cui il turbamento dei classici « otia » non potrebbe esser maggiore! E non intendo di mettere in conto tutti quelli occasionali sulla Dalmazia qui, sulla barbarie là, sul Belgio sotto, sul Trentino sopra ecc.ecc. Si intende parlare di libri di pura fantasia.
L’Italia, come si sa, è stata sempre la terra dei poeti.... e oggi poi, dopo le facilitazioni e le riduzioni accordate a chi voglia viaggia re per il paese della Gloria dell’amico Marinetti, che dispensa gli scrittori anche da una sommaria nozione sintattica, la fioritura è ultra abbondante.

Register to read more...

Il furore, la disperazione e la fame d' amore di un' anima ribelle. I suoi «Canti Orfici»

dal Corriere della Sera, 8 agosto 2004

È uno dei poeti più poeti del nostro Novecento: nel senso che la sua poesia evita i consueti tramiti della società letteraria, delle correnti, delle mode; la poesia, per lui, era più che affermazione del proprio sentire: era tutto. Ciò non significa che Dino Campana fosse un naïf, un primitivo. Al contrario, s' era fatto una vasta conoscenza della letteratura europea, grazie anche al possesso del francese, del tedesco, dello spagnolo. Ma persino il suo contatto con la produzione più alta era diretto, non gerarchizzato, guidato solo dalle intuizioni. Il preconcetto del poeta istintivo è del resto smentito, per Campana, dall' intensissimo lavoro di perfezionamento dei suoi testi, che gli abbozzi ritrovati più tardi ci permettono di seguire ammirati. Dino Campana (1885-1932) fu affetto da una non comune forma di pazzia, con fasi alterne di lucidità e un finale tracollo. Particolarmente deleterii erano gli accessi d' aggressività, che provocarono i molti ricoveri in istituti psichiatrici: l' ultimo, a Castel Pulci, dal 1918 alla morte.

Register to read more...