Marzio Pieri: Cristo non indossava camicie

(in Italia ci sono 50 milioni di abitanti e 10 milioni di poeti)

Un illustre studioso campaniano mi sorprende con un suo messaggio (non ci eravamo mai scritti prima) dove m'invita a giudicare i versi di un nuovo poeta; e allega un ritaglio di giornale che li riporta.
"Matrigno amore / Pungiglione conficcato / nell'anima / Amore sventurato / Urlo silenzioso / della cometa / Amore perduto /  Parole infernali / delle stelle / Amore di Cristo / Gemello di Cristo".
La firma è Sandro Bondi, sì, il noto ministro dell'attuale governo. Del resto ce lo hanno meritato. L'occasione, la visita di questo gerarca alla abbazia di Badia a Settimo, due passi dal manicomio dove Campana stette e morì, a 77 anni dalla morte del poeta; con ministeriali promesse di interventi (economici) per l'abbazia e di sostegno (!) ai poeti. Perché la poesia nasce dal desiderio di trascendenza "e, quindi, di Dio": "Perciò dovere del Ministero è quello di investire nella poesia e sostenere i poeti". Peggio non ci poteva toccare; ma forse già il ministro si vede fra i poeti, in vista di qualche futuro fondo-Bacchelli che non si sa mai. Ma se qualche volta si ricordassero di non nominare, poi, Iddio invano. Ora la poesia è messa sul livello della montagna, che, com'è noto, "avvicina a Dio". Parecchi scalatori dilettanti, anche nelle ultime cronache, ci son iti per direttissima. Rispondo per le rime o quasi a un così insigne avventizio (Ma, a proposito: non vedo cosa c'entrino i gemelli. Cristo non indossava camicie).                                    
         
  
  

                                      AL POETA SANDROBONDI

                                (è del ministro il fin la meraviglia)

                           

                            Disamore petrigno

                            Agodacalza

                            inficcato nel bòffice

                            Sviolino  male accordato

                            Proficua ghianda

                            Onore mai conosciuto

                            del vero

                            Amore perduto del nero

                            inferno

                            crocifisso nelle ciarle

                            che ammazzarono dino e il vostro cristo

  
  
Arbasino, che fu il nostro Petronio Arbiter (nome di una nota un tempo ditta di vestiti confezionati), scrisse dei ministri della cultura che mettono per la prima volta piede alla Scala o in una grande galleria d'arte. Guardateli: incerti fra l'imbarazzo e il trionfo ('mamma, mi vedi, dove son salito?') Ito ito (si dice a Firenze); guarda quel bìschero dov'è salito. Che avrebbe fatto, l'indicibile Sandrobondi, alla Scala? Lui non ha imbarazzi. Le telecamere lo avrebbero ripreso mentre canta Vincerò sotto il portico o mentre dona un suo quadretto domenicale ('anch'io mi diletto di pennelli') al sovrintendente degli Uffizi. O un Davide di pongo all'Accademia. Caro m'è il sasso! Chi glielo spiega a questi dilettanti della politica, spuntati come avvoltoi sulla carcassa dell'Italia finita, che scrivere una poesia, per chi è degno di avere letto Campana, è una questione morale, sì signor ministro, morale. E fate alla svelta a inghiottire le vostre briosce.
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