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Gabriel Cacho Millet: E' morto il primo traduttore di Campana

 
Horacio Armani - foto di Margarita Casal 
 
 
"Per Armani la traduzione era una vera passione. Molti sono semplicemente dei mestieranti. Lui, no. Horacio Armani era uno che  credeva profondamente nella poesia" ha detto intervistata da me Maria Luisa Spaziani, all'indomani della morte a Buenos Aires del poeta Horacio Armani (1925-2013), primo traduttore argentino di Dino Campana "in quella sponda del mondo".
 
La sua Selezione dei Canti Orfici in versione spagnola con litografie di Raúl Veroni resterà come una pietra miliare nella bibliografia  del Poeta di Marradi.
Nella storia della letteratura argentina il nome di Armani sarà ricordato per quella decina di libri di poesia che scrisse durante sua lunga vita, da Esta luz en que habitas (1948) fino a El sueño de la poesia (2008). Per trent'anni lavorò come critico letterario del giornale "La Nación". Nel 1991 il Centro Montale di Roma, presieduto da Maria Luisa Spaziani con una giuria composta tra gli altri da Mario Luzi  e Giorgio Bassani, le conferì il Premio Internazionale Eugenio Montale per la sua opera di traduttore.
 
Maria Luisa Spaziani, grande amica di Montale,  ha ricordato le belle versioni in spagnolo di Armani dell'Antología, Hueso de jibia, Las ocasionesEl vacío que nos invade, la sua seconda Antología montaliana e principalmente, Poetas italianos del Siglo XX, una antologia esemplare dei poeti italiani contemporanei.   
 
Horacio Armani se n'è andato forse con quest'ultimi suoi versi sulle labbra:
 
    "Signore: si è consumata la mia vita e i miei giorni son finiti
     e un tuo segno non arriva.
     Perdere la morte deve essere così".  
 
                                                                                                 
Gabriel Cacho Millet
 
 
 Roma, giugno 2013
 

 
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