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Paolo Pianigiani: Dino e l'Antologia POETI D'OGGI di Papini e Pancrazi

Fu Papini a suggerire la prima pubblicazione in una antologia di alcune poesie di Dino Campana

L'editore Vallecchi incaricò, nel 1917, Papini e Pancrazi di realizzare una Antologia di poeti contemporanei, che vide la luce nel 1920 , con  il titolo Poeti d'oggi.
I due critici inserirono (pag. 72-78) i seguenti testi di Campana:

La matrona, La petite promenade du poète, Sulla Falterona, presso la Verna, Marradi, Toscana.

Riproduciamo il carteggio del Maggio del 1917, dove Papini propone a Pancrazi di inserire, nella lista dei poeti selezionati, Campana.

Roma, 2/5/1917

Caro Pancrazi,
De Robertis mi ha scritto una lunga lettera, lieto che si faccia l'antologia. Mi da consigli. Le farò vedere questi quando ci vedremo.
Vallecchi è stato qui a Roma in questi giorni ed è pronto a stampare. Sicché siamo liberi. Lei puo cominciare a leggere e scrivere.
Naldi arriverà , dicono, stasera. Io l'aspetto ancora questa settimana. Ai primi di quest'altra parto di certo. Se sarà possibile mi fermerò a Camucia e salirò a Fontocchio.
Affettuosamente suo

G.Papini

Aggiunga in nota Dino Campana.

Tenente Pietro Pancrazi, Camucia (Arezzo)

 

Cortona, 3-5-1917

Caro Papini.
Allora va tutto bene. E comincerò a rileggere e a scrivere - a chi c'è da scrivere. Comincerò coi crepuscolari: Corazzini, Gozzano e Moretti.
Già che è a Roma, guardi se Moretti può mandarmi almeno in prestito le Poesie di tutti i giorni. Di lui non ho che le Poesie scritte col lapis. Per Civinini e Martini puo bastare una lettera anche molto più tardi. Poi prendo Linati e Panzini. Non dico tutto, ma vorrei fare molto in questi due mesi che mi restano di libertà sicura.
Tutti i giorni vorrei, ma ancora non ho mai scritto a De Robertis. Qui fin dalla sera dell'arrivo ho ritrovato la primavera che ora si vela ogni giorno di un grigio di falso pudore, più primavera che mai. Mi dimentico persino di dover essere alquanto seccato per questa mia situazione ïincertezza che finirà ancora una volta nella servitù militare che mi potrebbe essere micidiale per tutti i versi. Ma intanto, fuori, sono tutto stupefatto a momenti per certi ronzii che non capisco di che; ho mangiato ieri molti mandorlini aspri e dolci, e gli usignoli per questi campi fan peggio (o meglio) che nelle poesie di Govoni. Guardi di combinare una fermata al passaggio da Camucia (Cortona). O almeno, se proprio avesse furia e non trovasse - all'insù - un orario comodo, mi dica quando passa da Arezzo. Ma, come Tirsi, " arresti il piè". Affettuosamente suo

Pancrazi

Avevo pensato anch'io a Campana. Aggiunga Rebora (del quale, in parentesi, non ho capito mai niente - ma questo dice poco...). E' inutile che mi ricordi a lei, per il caso che scrivesse, o che parlasse con Naldi; e la mia urgenza avere alle spalle un giornale (o il "Carlino " o il " Tempo ") per la visita medica del 1° luglio.


Papini/Pancrazi, Le ombre del Parnaso, Firenze, Vallecchi, 1973.


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