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Gabriel Cacho Millet: Il manoscritto di Campana

 IL MANOSCRITTO DI CAMPANA: PERDUTO, RITROVATO E VENDUTO

"Wuz" , Storie di editori, autori e libri rari (Milano), n.3, maggio-giugno 2004.


É stato venduto all'asta lo scorso 18 marzo, a Roma, il manoscritto de Il più lungo giorno di Dino Campana (1885-1932) per centosettantacinquemila euro. Ascoltare Fabio Bertolo battere all’asta presso Christie's’ quel quaderno con un'offerta iniziale di centotrentamila euro, a me che ho seguito per anni le contorte tracce del poeta vagabondo si stringeva il cuore. Pensavo a Campana che andava nei caffè di Firenze e di Bologna per vendere personalmente a lire due e cinquanta "con o senza dedica" i Canti Orfici, il libro che riscrisse e che avrebbe rescritto comunque, anche ignorando che Ardengo Soffici gli aveva smarrito il manoscritto con l'ultima stesura.
Dopo alcune offerte al rialzo, l'autografo è stato aggiudicato all’Ente della Cassa di Risparmio di Firenze, per 213.425 euro, compresi i diritti d'asta.

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"Il più lungo giorno" alla Marucelliana

Sfoglia il manoscritto de Il più lungo giorno sul sito della Biblioteca Marucelliana di Firenze.


Gabriel Cacho Millet: L'ultimo dei Campana


Pubblicato su "L'Informatore Librario", Roma, an.VIII, N.5, Maggio 1978
                 


Foto della laurea di Lello Campana

Non ha dimenticato il poeta Lello Campana le parole -  le uniche -  che suo cugino Dino avrebbe esclamato riconoscendolo nel manicomio di Castel Pulci, nel 1929, né la pacca che a mo' di saluto gli avrebbe dato sulle spalle dicendogli:  "Anche tu sei un Campana!" Nulla o quasi nulla sapeva a 14 anni "l'ultimo dei Campana" del suo famoso cugino, ad eccezione di qualche altra avventura che il padre, Torquato - "il parente" che consigliò Dino "di fare qualcosa di pratico" studiando Chimica  all'Università di Bologna - gli avrebbe raccontato. Dalle labbra di Torquato Campana, a quanto pare "tutore" allora del "minorato" Dino, Lello seppe che suo padre nel febbraio del 1908 accompagnò fino al porto di Genova il più  "difficile" della famiglia per l'avventuroso  viaggio in  Argentina.
Giovanni   Campana,  padre  di Dino, diffidava   delle   mani   bucate del figlio; per questa ragione aveva chiesto al fratello Torquato di fare lui stesso il biglietto e di non allontanarsi dal porto finché il piroscafo non fosse salpato. Lello non ricorda come ad un certo punto Dino - con il pretesto di avere qualcosa da fare -  scomparve, dicendo allo zio Torquato che si sarebbero incontrati "davanti al bastimento". Le ore passavano e con esse aumentava il timore del povero maestro, fermo lì,  ad aspettare il nipote. Quando il piroscafo si approntava a salpare e Torquato si disponeva a far ritorno a casa rassegnandosi a confessare l'insuccesso della sua missione al fratello, apparve Dino, tutto sudato, con alcuni libri sotto il braccio e una pistola belga, calibro 48, nella cintura. Già imbarcato, insieme a una parte di quella mezza Italia che emigrava affinché l'altra metà vivesse, salutò lo zio agitando il braccio con il libro di Whitman in mano.
Un anno più tardi, stanco di stendere binari per le Compagnie ferroviarie britanniche che sverginavano la pampa con le sue strade ferrate, trasformando l'Argentina nel "granaio d'Europa", scrive a suo padre chiedendogli di pagargli il biglietto di ritorno. "E' voluto andare", disse il padre, "allora che rimanga". Dino tornerà a bordo di una nave da carico inglese lavorando come fuochista.

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Paolo Pianigiani: La prima traduzione francese dei Canti Orfici

La storia della prima traduzione dei Canti Orfici in francese.

articolo sulla imminente pubblicazione in Francia dei Canti OrficiTutto cominciò nella redazione del sito dedicato a Campana. Stavamo mettendo a punto le traduzioni francesi, a cominciare dalla prima, edita nel 1977, quando ci arriva, immancabile e benedetta, la solita email del lunedì mattina presto, da parte di Gabriel Cacho Millet. E’ indirizzata a me: Paolo, vedi un po’ se trovi qualcosa, questa traduzione in francese non l’ho mai vista in giro… Il ritaglio che ti allego mi è stato mandato tanti anni fa. Fanne buon uso!

Un’altra ricerca impossibile, penso, chissà chi è questa Francesca Yvonne… Provo, senza troppa convinzione, a cercare nel grande mare del web. E come per miracolo eccola apparire, Francesca Yvonne Caroutch, poetessa, traduttrice di Ungaretti, studiosa di simboli alchemici e in particolare del Liocorno…

Ha un sito tutto suo, http://fcaroutch.free.fr; le scrivo, nel mio francese non perfetto, allego l’articolo per prova e dimostrazione: chi è lei e dov’è la sua traduzione?

Mi risponde nel giro di pochi minuti, per caso era al suo "ordinateur" come lo chiamano in Francia.

"Oui, bien sur, je suis moi, Francesca. Dino Campana… Come ha fatto a trovarmi? Sono anni che ho tradotto i Canti Orfici, ma il libro non è mai stato pubblicato. E’ una storia triste. Ho quasi dimenticato…

Come dimenticato, faccio io di rimando, mi racconti tutto, cara Francesca…

E piano piano, email dopo email, ecco la storia, ecco i ricordi, ecco risolto il mistero di un caso letterario di altri tempi, che risale a più di trent’anni fa. Fu amore a prima vista, fra i Canti Orfici di Campana e Francesca Yvonne, giovane scrittrice parigina, diventata famosa per un libro, "Soifs", pubblicato quando era ancora al liceo. Lesse, per caso, in una traduzione, una delle poche allora apparse, l’inizio della "Notte", dove si parla della Place d’Italie, a Parigi, con i carrozzoni dei Boehmiens. La nonna di Francesca era una di loro, possedeva una casa sulle ruote, abitava in Place d’Italie, forse negli anni descritti dal poeta di Marradi. E scatta la molla: Francesca impara l’italiano, che prima non conosceva, legge, si documenta e si mette, con amore infinito, a tradurre Campana. La traduzione, dopo un duro e lungo lavoro, è pronta per la pubblicazione. L’editore è entusiasta della qualità del testo, e lo scrive all’autrice. Ne parlano i giornali, dando per imminente l’uscita del libro.

L’articolo di André Laude, pubblicato sulla importante rivista Le Magazine Littéraire, Paris, nell’Aprile del 1969, viene ripreso da un anonimo estensore del Corriere della Sera, con il titolo "Campana rintocca in Francia", dando anche qui da noi, in Italia, la notizia dell’imminente pubblicazione della prima traduzione francese. Si noti, en passant, che l’articolista italiano s’inventa un errore nella data di morte di Campana, traducendo male il testo, invece corretto, di Laude: l’anticipa di dieci anni, facendolo morire a 37 anni d’età.

Ma il libro non esce. Nel 1977, di ritorno da uno dei suoi tanti viaggi in oriente, questa volta dal Vietnam, Francesca scopre con sorpresa che la traduzione francese dei Canti Orfici è uscita, ma non è la sua, è quella di Michel Sager, per le edizioni Seghers di Parigi.

Francesca all’inizio si arrabbia, e parecchio: il suo lavoro è stato inutile! Scrive e fa scrivere dal suo avvocato alla Vallecchi di Firenze, allora detentrice dei diritti. Le risponde un laconico e scortese funzionario, i diritti sono stati regolarmente ceduti al altro editore, cosa vuole lei da noi?

I veri motivi vengono poi alla luce, ecco la versione che ne dà Francesca: "Le livre annoncé ne parut pas, pour des raisons indépendantes de la volonté de la traductrice. Son futur éditeur n'avait pas "acheté les droits pour Dino Campana", contrairement à ce qu'il écrivait en 1968".

Francesca si arrende, chiude in una scatola tutta la sua traduzione, le note, gli appunti, i carteggi con l’editore, e si dimentica di questo spiacevole episodio.

Francesca Yvonne CaroutchSono arrivato io, con una email, a farle riaprire quella scatola, a farla di nuovo innamorare di Dino. Arriva la fotocopia dell’articolo sul Le Magazine Littéraire, alcuni brani della traduzione.

Arriva "La chimera", come anticipo ed esempio di una traduzione esemplare, che troverà, speriamo, presto un editore.

E arriva anche lei, Francesca, a Firenze, dove viene ogni anno e appena può, ospite dell’amica Teresa; è una persona straordinaria: decidiamo subito di andare insieme a Marradi, a visitare il paese natale di Dino Campana. Francesca Yvonne Caroutch è la prima traduttrice francese, ancora inedita, dei Canti Orfici. La sua traduzione, integrale, compresi tutti i testi pubblicati da Falqui, è stata scritta nel 1967.

Firenze, Giugno 2008

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