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Simone Lucciola e Rocco Lombardi: Campana a fumetti

 

 

Collana: fuori collana
Formato: 17×24
Pagine: 80
Prezzo: 13 euro
ISBN: 9788897980179

IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELL’EDIZIONE RAVAGLI  DEI CANTI ORFICI ESCE LA II EDIZIONE DEL ROMANZO GRAFICO  DI UNO DEI POETI PIÙ GRANDI, E MALEDETTI,  DEL NOVECENTO ITALIANO, DINO CAMPANA.

Grazie ad attente ricerche bibliografiche, studio delle corrispondenze e viaggi nei luoghi in cui Dino Campana visse e operò, Simone Lucciola e Rocco Lombardi costruiscono un’opera di raffinata fattura, riportando all’attenzione degli appassionati del fumetto e della poesia, la controversa figura dell’autore dei Canti Orfici, protagonista di un intesa quanto sofferta esistenza umana e autore delle più intense liriche della letteratura italiana. Proprio l’opera poetica di Campana – nel libro sono riproposti numerosi estratti delle sue più celebri poesie – è al centro dell’originale rappresentazione visiva che i due autori sono riusciti ad ottenere, alternando il tratto plastico e pulito di Simone Lucciola a quello visionario di Rocco Lombardi, che tratta le tavole come fossero incisioni. È splendidamente ricostruita in questo modo, la tensione figurativa e simbolista dell’opera poetica di Dino Campana, con rimandi continui dalle figure evocate nei versi ai luoghi visitati, agli incontri e scontri che il poeta ebbe, sia nella vita sentimentale che in quella culturale, alle opere di artisti che egli vide e da cui trasse ispirazione. “È un fiume che scorre questo brulicare d’immagini e di testi. Disegnato, ma a volte scavato, nel bianco della pagina. La storia a fumetti di Dino Campana.”, così nell’introduzione Paolo Pianigiani, studioso e profondo conoscitore dell’opera di Dino Campana, descrive l’omaggio di Lucciola e Lombardi a chi trovò nella poesia, l’unica, infinita, giustificazione alla vita. Con contribuiti di: Gabriel Cacho Millet e Giampiero Neri.

 

Introibo

di Paolo Pianigiani 

 

 E’ un fiume che scorre questo brulicare d’immagini e di testi. Disegnato, ma a volte scavato, nel bianco della pagina.

 

... 
La storia a fumetti di Dino Campana.
 
Non sarà mai, per Dino, un racconto di sponde. Sarà sempre vertigine: avrà i lampi e gli affondi. E sarà da cercarlo dove certamente sarà, sulla risata del mare, nello spigolo ostile di vicolo, dentro ogni muoversi di foglia. O fra le braccia dei carabinieri, che sempre lo riportano a casa: al domicilio coatto di Marradi, o a spalare polpette a Castelpulci.
 
Nessuno come lui ha cantato la donna, o un paesaggio.
O regalato il colore alla nostra poesia, che prima non l’aveva.
 
Ma cos’è allora questo lavoro d’immagini e testi, dove si racconta a due voci un poeta che ebbe per nome Dino Campana? Visionario è il linguaggio e visioni le immagini. E i testi son quelli del poeta, o appartengono al fluire venuto poi degli amici, o dei nemici, o dei critici. Per chi conosce Dino, al primo scorrere, subito vengono in mente. 
 
O il canto notturno della Chimera,
o il ricordo in prima persona di Primo Conti,
 
quando era un bimbo pittore. La prima e l’ultima pagina sono una dichiarazione d’intenti: la cover e la quarta di copertina, dico. Il poeta libero delle foreste e dell’infinito dei paesaggi, è il poeta chiuso e fòbico della città-metropoli, dove un fiume si muove come serpente a squame, o dove 
 
il Perseo alza nel cielo l’orrore della Medusa.
 
Seguiamolo questo turbinìo instabile, che è quello di antichi cantastorie che fanno ruotare le immagini davanti a un pubblico di fiera. Troveremo un uomo che attraversa il mondo, s’impiglia nei suoi bagliori, nei suoni ostili degli incontri: o negli occhi di una donna. 
 
E ci si perde, 
 
capace solo di lasciarci un libro unico di poesia, 
 
la sua unica giustificazione alla vita.

 

 

Una cartolina per i 100 anni degli Orfici

 

 

La traduzione dei Canti Orfici di Rodolfo Alonso

 

Cantos Órficos
Antología 
 
Selección, traducción, prólogo y notas: 
 
 
1a Ed., Villa Maria: Eduvim, 2013

 

 

 

Piazza Sarzano 

A l’antica piazza dei tornei salgono strade e strade e nell'aria pura si prevede sotto il cielo il mare. L'aria pura è appena segnata di nubi leggere. L’aria è rosa.. Un antico crepuscolo ha tinto la piazza e le sue mura. E dura sotto il ciclo che dura, estate rosea di più rosea estate.

Intorno nell'aria del crepuscolo si intendono delle risa, serenamente, e dalle mura sporge una torricella rosa tra l'edera che cela una campana: mentre, accanto, una fonte sotto una cupoletta getta acqua acqua ed acqua senza fretta, nella vetta con il busto di un savio imperatore: acqua acqua, acqua getta senza fretta, con in vetta il busto cieco di un savio imperatore romano.

Un vertice colorito dall'altra parte della piazza mette quadretta, da quattro cuspidi una torre quadrata mette quadretta svariate di smalto, un riso acuto nel ciclo, oltre il tortueggiare, sopra dei vicoli il velo rosso del roso mattone: ed a quel riso odo risponde oblio. Oblìo così caro alle statua del pagano imperatore sopra la cupoletta dove l'acqua zampilla senza fretta sotto lo sguardo cieco del savio imperatore romano.

 

PIAZZA SARZANO

A la antigua plaza de los torneos suben calles y calles y en el aire puro se adivina bajo el cielo al mar. El aire está  apenas salpicado de nubes ligeras. El aire es rosa. Un antiguo crepúsculo ha teñido la pla­za y sus muros. Y dura bajo el cielo que dura, verano róseo de mas róseo verano.

Alrededor en el aire del crepúsculo se escucha reír, serenamente, y de los muros asoma una torrecilla rosa entre la hiedra que oculta ina campana: mientras, al lado. una fuente bajo una breve cúpula arroja agua agua y agua sin prisa, coronada con el busto de un sabio emperador: agua agua, agua arroja sin prisa, en la cima con el busto ciego de un sabio emperador romano.

Un vértice colorido del otro lado de la plaza encuadra, desde cuatro cúspides una torre cuadrada encuadra variedades de esmalte, una risa aguda en el cielo, mas alla del andar tortuosamente, sobre las callejas el velo rojo del roído ladrillo: y a aquella risa oigo que le responde olvido. El olvido tan caro a la estatua del pagano emperador sobre la breve cúpula donde el agua surge sin prisa bajo la mirada ciega del sabio emperador romano.

 


 

 

Cantos Órficos, nella traduzione di Rodolfo Alonso

 

 

PIAZZA SARZANO

A l'antica piazza dei tornei salgono strade e strade e nell'aria pura si prevede sono il cielo il mare. L'aria pura è appena segnata di nubi leggere. L'aria è rosa. Un antico crepuscolo ha tinto la piazza e le sue mura. E dura sotto il ciclo che dura, estate rosea di più rosea estate. 

 

Intorno nell'aria del crepuscolo si intendono delle risa, serenamente, e dalle mura sporge una torricella rosa tra l'edera che cela una campana: mentre, accanto, una fonte sotto una cupoletta getta acqua acqua ed acqua senza fretta, nella vetta con il busto di un savio imperatore: acqua acqua, acqua getta senza fretta, con in vetta il busto cieco di un savio imperatore romano.

Un vertice colorito doli 'altra parte della piazza mette quadretta, da quattro cuspidi una torre quadrata mette quadretta svariate di smalto, un riso acuto nel ciclo, oltre il tortueggiare. sopra dei vicoli il velo rosso del roso mattone: ed a quel riso odo risponde oblio. Oblio così caro alle statua del pagano imperatore sopra la cupoletta dove l'acqua zampilla senza fretta sotto lo sguardo cieco del savio imperatore romano.

 

PIAZZA SARZANO

(Traduzione di Rodolfo Alonso) 

A la antigua plaza de los torneos suben calles y calles y en el aire puro se adivina bajo el cielo al mar. El aire está apenas salpicado de nubes ligeras. El aire es rosa. Un antiguo crepúsculo ha teñido la pla­za y sus muros. Y dura bajo el cielo que dura, verano róseo de mas róseo verano. 

Alrededor en el aire del crepúsculo se escucha reír, serenamente, i de los muros asoma una torrecilla rosa entre la hiedra que oculta ina campana: mientras, al lado. una fuente bajo una breve cupula irroja agua agua y agua sin prisa, coronada con el busto de un sabio emperador: agua agua, agua arroja sin prisa, en la cima con el busto ciego de un sabio emperador romano.

Un vértice colorido del otro lado de la plaza encuadra, desde cuatro cúspides una torre cuadrada encuadra variedades de esmalte, una isa aguda en el cielo, más allá del andar tortuosamente, sobre las callejas el velo rojo del roído ladrillo: y a aquella risa oigo que le responde olvido. El olvido tan caro a la estatua del pagano emperador sobre la breve cúpula donde el agua surge sin prisa bajo la mirada ciega del sabio emperador romano.


 

Gabriel Cacho Millet: E' morto il primo traduttore di Campana

 
Horacio Armani - foto di Margarita Casal 
 
 
"Per Armani la traduzione era una vera passione. Molti sono semplicemente dei mestieranti. Lui, no. Horacio Armani era uno che  credeva profondamente nella poesia" ha detto intervistata da me Maria Luisa Spaziani, all'indomani della morte a Buenos Aires del poeta Horacio Armani (1925-2013), primo traduttore argentino di Dino Campana "in quella sponda del mondo".
 
La sua Selezione dei Canti Orfici in versione spagnola con litografie di Raúl Veroni resterà come una pietra miliare nella bibliografia  del Poeta di Marradi.
Nella storia della letteratura argentina il nome di Armani sarà ricordato per quella decina di libri di poesia che scrisse durante sua lunga vita, da Esta luz en que habitas (1948) fino a El sueño de la poesia (2008). Per trent'anni lavorò come critico letterario del giornale "La Nación". Nel 1991 il Centro Montale di Roma, presieduto da Maria Luisa Spaziani con una giuria composta tra gli altri da Mario Luzi  e Giorgio Bassani, le conferì il Premio Internazionale Eugenio Montale per la sua opera di traduttore.
 
Maria Luisa Spaziani, grande amica di Montale,  ha ricordato le belle versioni in spagnolo di Armani dell'Antología, Hueso de jibia, Las ocasionesEl vacío que nos invade, la sua seconda Antología montaliana e principalmente, Poetas italianos del Siglo XX, una antologia esemplare dei poeti italiani contemporanei.   
 
Horacio Armani se n'è andato forse con quest'ultimi suoi versi sulle labbra:
 
    "Signore: si è consumata la mia vita e i miei giorni son finiti
     e un tuo segno non arriva.
     Perdere la morte deve essere così".  
 
                                                                                                 
Gabriel Cacho Millet
 
 
 Roma, giugno 2013
 

 

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