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Paolo Mauri: Psico Campana

La Repubblica, 7 Dicembre 2011

Recensione di Paolo Mauri al libro "Lettere di un povero diavolo"

curato da Gabriel Cacho Millet 

 Polistampa - Firenze

 

 

 

 
 

 


Marco Moretti: Mario Moschi

 Mario Moschi 1896-1971, il dovere della memoria

mostra retrospettiva a cura di

 Marco Moretti

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Giuseppe Matulli: Prefazione a "Il mio Campana" di Andrea Zanzotto

Introduzione al libro di Andrea Zanzotto, "Il mio Campana"

 

a cura di Francesco Carbognin

 

CLUEB Editore Luglio 2011

 

 

 

 

 

PREFAZIONE 

di Giuseppe Matulli

 

Questa pubblicazione contiene l'intervento pronun­ciato da Andrea Zanzotto il 25 maggio 2002 dopo aver ricevuto a Bologna il Premio Dino Campana. Era la prima volta che Zanzotto rendeva esplicito il suo pen­siero sul poeta marradese.

La lectio magistralis suggella la conclusione della vi­cenda del Premio Dino Campana gestito dalle città "campaniane", quelle più significative nella poesia e/o nella vita di Campana (oltre a Marradi il comune di Scandicci che di Campana conserva le spoglie, le cit­tà di Faenza, Firenze, Bologna e Genova in cui Cam­pana è vissuto e che ha cantato nella sua produzione poetica).

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Paolo Pianigiani: Un fumetto orfico

Un fumetto orfico

di Paolo Pianigiani

Introibo a

"Campana"

di Simone Lucciola e Rocco Lombardi

Giuda Edizioni 2011



E’ un fiume che scorre questo brulicare d’immagini e di testi. Disegnato, ma a volte scavato, nel bianco della pagina.
...
La storia a fumetti di Dino Campana.

Non sarà mai, per Dino, un racconto di sponde. Sarà sempre vertigine: avrà i lampi e gli affondi. E sarà da cercarlo dove certamente sarà, sulla risata del mare, nello spigolo ostile di vicolo, dentro ogni muoversi di foglia. O fra le braccia dei carabinieri, che sempre lo riportano a casa: al domicilio coatto di Marradi, o a spalare polpette a Castelpulci.

Nessuno come lui ha cantato la donna, o un paesaggio.
O regalato il colore alla nostra poesia, che prima non l’aveva.

Ma cos’è allora questo lavoro d’immagini e testi, dove si racconta a due voci un poeta che ebbe per nome Dino Campana? Visionario è il linguaggio e visioni le immagini. E i testi son quelli del poeta, o appartengono al fluire venuto poi degli amici, o dei nemici, o dei critici. Per chi conosce Dino, al primo scorrere, subito vengono in mente.

O il canto notturno della Chimera,
o il ricordo in prima persona di Primo Conti,

quando era un bimbo pittore. La prima e l’ultima pagina sono una dichiarazione d’intenti: la cover e la quarta di copertina, dico. Il poeta libero delle foreste e dell’infinito dei paesaggi, è il poeta chiuso e fòbico della città-metropoli, dove un fiume si muove come serpente a squame, o dove

il Perseo alza nel cielo l’orrore della Medusa.

Seguiamolo questo turbinìo instabile, che è quello di antichi cantastorie che fanno ruotare le immagini davanti a un pubblico di fiera. Troveremo un uomo che attraversa il mondo, s’impiglia nei suoi bagliori, nei suoni ostili degli incontri: o negli occhi di una donna.

E ci si perde,

capace solo di lasciarci un libro unico di poesia,

la sua unica giustificazione alla vita.

 

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Alvise Manni: Sibilla Aleramo, per pensieri e per immagini

 


 

 

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