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Marradi per Dino Campana

Un invito a Marradi:

 


 

 

Paolo Pianigiani: Intervista a Paolo Maccari

Il poeta sotto esame

Un poeta sopra tutti gli esami

di Paolo Pianigiani

   
   
   

Intervista e pensieri, per Paolo Maccari, discopritore dal nulla, di carte e di parole

 

Son tanti gli esami che Dino ha dovuto passare… nelle scuole, nelle conventicole fiorentine dei poeti, si e no, futuribili, negli occhi delle donne, nei destini del mondo. Ma di questi esami di francese non si sapeva, non si conosceva nulla. Ci voleva un poeta, anche lui un viandante di poesia, per incappare, nella ventura delle cose, in queste carte, meravigliose, che ci regalano le fatiche e i testi, le speranze e le delusioni attese, dell’esperto in lingue europee meno il russo, di Dino Campana. Si apre un mondo, fin’oggi sconosciuto, su questo prossimo a venire, di lì a poco, immenso poeta, al confronto con i fatti del mondo.

Un mestiere, purché sia, se studiavo lettere potevo campàre, per riconciliarsi con l’esistere, per quel ruolo quasi legale che sempre gli fu negato. Bocciato, alla grande, anche stavolta. Penultimo piazzato, fra la schiera dei concorrenti. Eppure, scorsi ancora tre anni, il fluire delle parole, o del minerale poetico, o dell’elettrico divenire, lo porterà ad essere l’autore degli Orfici, là in mezzo alle vette, mai raggiunte dai rivali in poesia di allora, dai Papini, o dai Soffici, o dal d’Annunzio, l’iperurànio. E ce lo immaginiamo, Dino di Giovanni, Campana, da Marradi, quel poco esperto del mondo, infilarsi a cuore aperto e palpitante in qualche corridoio di scuola, sottoposto a esame di lingua francese, con i controlli al non copiare, a cimentarsi con i temi voluti dal Presidente della commissione, dove c'era, inaspettato, Julien Luchaire, con i dettati, con le traduzioni.

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Arianna Bianchi: Rintocchi di Campana

Arianna Bianchi: Rintocchi di Campana

Il Sole 24 Ore, domenica 20 Maggio 2012

 

 


 

 

Paolo Maccari: Il Poeta sotto esame

 

 

L'autore:

Paolo Maccari (Colle Val d’Elsa, 1975), si è laureato presso l'Università di Firenze, dove si è addottorato e dove svolge attività di ricerca. Sul versante critico si è occupato prevalentemente di letteratura italiana dell'Otto-Novecento. Ha curato il carteggio tra Romano Bilenchi e Paolo Cesarini, E’ bene scrivere poco (2003), prefato Rarefazioni e Parole in libertà di Corrado Govoni (2006), Le isole lontane di Bartolo Cattafi (2008), I poemi lirici di Riccardo Bacchelli (2009), Storia del principe Lui di Giuseppe Dessì; introdotto e annotato Fra terra ed astri di Domenico Gnoli (2009). È autore di un’ampia monografia su Bartolo Cattafi: Spalle al muro (2003). Svolge attività di critico militante con saggi e articoli su vari periodici tra cui «Alias» e «Poesia».In veste poeta ha pubblicato nel 2000 la raccolta di versi Ospiti, con prefazione di Luigi Baldacci, nel 2006 la plaquette Mondanità, confluita poi nel volume Fuoco amico (Firenze, Passigli, 2009).   

Nota della redazione:

Il volume contiene una importante novità: si sono ritrovati quattro nuovi manoscritti di Dino Campana, assolutamente inediti. Sono le prove di esame che il 27 enne Dino Campana sostenne a Firenze con lo scopo di trovare impiego come insegnante di lingua francese nei regi ginnasi del Regno d'Italia.

 

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Enrico Gurioli: Barche Amorrate

BARCHE AMORRATE

Enrico Gurioli

Dino Campana

La vita, i canti marini e i misteri orfici  

Saggio raccontato e Canti  marini di Dino Campana

Pendragon editore

Prefazione Origini, terra, territorio erano e sono assieme alla indubbia devianza di Dino Campana,  le coordinate generalmente usate per spiegarne la vita e la sua esistenza errabonda fra i monti, ricostruita con un paziente lavoro di ricerca su documenti pressoché inoppugnabili. La vita in mare e del mare è stata totalmente assente in qualsiasi ricostruzione biografica di Campana: tutt’al più relegata  a quel misterioso viaggio in Argentina e a qualche lirica sul porto di Genova compreso l’enigmatico titolo di “Barche amorrate” pubblicata nei Canti Orfici. Un termine apparentemente inspiegabile e vissuto come errore tipografico del Ravagli, primo stampatore dei testi campaniani . Senza essere un glottologo, ma avendo lavorato a lungo sul lessico dei contrabbandieri, il linguaggio di bordo e le lingue del mare, ho cercato di aggiungere un altro piccolo tassello interpretativo ai termini usati da Campana nelle sue liriche, termini desunti dagli argot dei porti. Cosi lavorando per assonanze ho raccontato che esiste anche un Dino Campana che non andava cercato soltanto   tra i castagneti dell’Appennino Tosco Romagnolo o a Firenze, bensì nelle stive delle navi, fra le banchine dei porti, fra i canali dell’Europa e della Pianura Padana, nei bassifondi de La Boca a Buenos Aires dove si parla il lunfard. La lingua dei tangueiros.  Sono partito dall’indizio di “Barche amorrate” interpretandolo attraverso il lunfard  l’incipit “ Le vele, le vele, le vele”;  un gioco di sillabe da decodificare attraverso il vesre, ossia l'inverso di revés, che significa 'contrario', il modo di parlare usato nelle carceri di Rio della Plata   per non farsi comprendere dalle guardie. Una particolare forma di comunicare invertendo l'ordine delle sillabe di una singola parola diventato poi lo slang dei ladri (lunfa) di Buenos Aires e Montevideo,  il  modo di esprimersi  nei testi del tango; ritmo  conosciuto da Campana.

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