L'altra metà della luna: Evaristo Boncinelli

Da: Pariani, VITE NON ROMANZATE DI DINO CAMPANA SCRITTORE E DI EVARISTO BONCINELLI SCULTORE.
Firenze, Vallecchi Editore, 1938.


Gli anni 1916 e 1917, essendo nel trentaduesimo e successivo, diedero sei figure.

Evaristo Boncinelli

Prima, La Cieca : una donna che mendicava alla Chiesa di Borgognissanti e vi passava la giornata. Abitava in un vicolo lercio non lungi da piazza Pitti. Giovane si vendeva ; ora un bertone la guidava andando e tornando. Aveva persa la vista per sifilide. Evaristo la vide al posteggio. Proposta una mercede, accolse l’invito e andò un paio di mesi a casa sua, due o tre volte per settimana. Non idiota ; bensì viziosa, depravata, quasi spoglia di requisiti umani.

 Con eloquio ciano e becero esponeva impavida il turpe passato, malediva il tòcco o nando che la bastonava. Lo scultore si formò il concetto di una natura quasi ferina. Fece in gesso il busto poco sotto le spalle. Aggiunse lo zoccolo basso, rettangolare, a linee semplici, quattrocentesco ; verso sinistra lo ruppe in modo che si unisse col petto e lo prolungasse ; lo squarcio rispondeva al cuore ed Evaristo volle appunto rappresentare « priva di cuore » quella meschina. Ne desiderava anche una mezza figura ; ma seminava cimici, la licenziarono. Vi mise molta cura. Voleva sempre perfezionarla affermando mancarvi particolari che vedeva : i veri artisti non si appagano mai. Respinta nel 1917 dalla Commissione giudicatrice per la Mostra del Palazzo Davanzati, disse : « Già ; me l’hanno rifiutata. Eppure sbaglierò, ma quello mi pare il mio miglior lavoro ».

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