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Un anniversario appena trascorso

Il primo di Marzo del 1932 Dino se ne andò da questo mondo

gli amici de "La Voce di Romagna" lo ricordano così:

 

 

 

A casa Moretti i Canti di un naufrago...

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Livia Brillarelli: interviste per Franco Matacotta

 

 

 

ANNI QUARANTA: ALCUNE TESTIMONIANZE DI GUERRA

scritte il 12 aprile 2016 in occasione della manifestazione per il primo Centenario della Nascita del poeta Franco Matacotta, Teatro “Durastante”, Monte San Giusto, 17 aprile 2016. 

A cura di Livia Brillarelli

 

Annunziata Morbidoni, detta “Nunziatina”, figlia di Roberto e Clorinda Zamponi, è nata a Monte San Giusto il 14 novembre del 1926 e risiede in via Nicolò Bonafede 58. Ѐ una donna che, nonostante l’età, conserva ancora una memoria lucida e viene intervistata dalla sottoscritta, che ritiene importante la sua testimonianza ai fini di una ricostruzione storica del periodo bellico degli anni 1944-45. arta nel laboratorio di Maria Bonfigli, originaria di Sant’Elpidio a Mare, moglie di Alfredo Castagna. 

Con Alfredo vivevano anche la sorella Irene e la mamma Elvira. Maria era una sarta bravissima ed erano molte le ragazze che ambivano imparare il lavoro con lei.  Io fui fortunata e divenni una sua collaboratrice. La casa era grandissima ci si poteva passeggiare, occupava quasi un’ala del primo piano di Palazzo Bonafede, quella che attualmente è destinata agli uffici della segreteria comunale. Le stanze, molto ampie, erano comunicanti tra loro e il laboratorio si affacciava nell’angolo nord-ovest del Palazzo. Spesso ci veniva a salutare il poeta Franco Matacotta, che indossava quasi sempre una tuta blu con l’elastico in fondo ai pantaloni e sopra un blusotto con le maniche lunghe. Qualche volta, quando faceva freddo, portava in testa un cappellino, una specie di papalina e aveva quasi sempre in mano una tazzina da caffè, forse la bevanda  era un surrogato del caffè, dati i tempi. Matacotta amava passeggiare per le stanze e per il lungo corridoio, usciva poco da casa, perché non voleva farsi vedere in paese. Inoltre il laboratorio era spesso frequentato da Iris Mariani e dalla sorella di Maria, Anna detta “Annetta”, insegnante di educazione fisica, che si era sposata a Montegranaro.

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Franco Matacotta a Monte San Giusto

 
 
Ho avuto notizia nei giorni scorsi che a Monte San Giusto, nelle Marche, si è tenuto un convegno su Franco Matacotta. Ho scritto subito a Luigi Martellini, amico di lunga data, per chiedere notizie e materiali; Luigi mi ha indirizzato all'organizzatrice, a Livia Brillarelli, che mi ha risposto così:
 
Gent.mo dott. Pianigiani:
 
Le allego il comunicato stampa... la pubblicità... l’articolo del referente comunale alla cultura e le mie veloci e prime interviste su Matacotta dalle quali potrà comprendere il mio perché sulla manifestazione. Così evito di ripetermi, le interviste le ho quasi improvvisate poiché non riuscivo a trovare persone che ricordassero. Appena abbiamo diffuso la pubblicità cartacea della manifestazione, alcuni anziani del paese mi hanno chiamato perché ricordavano e così in 2 giorni ho scritto poche pagine. Ora stiamo portando avanti il discorso, ho detto stiamo, perché  sono la coordinatrice e progettista del gruppo di storia sangiustese che si è costituito 2 anni fa all’ interno del corso “Universitario del Tempo Libero” che a sua volta fa parte della Pro Loco. Dirigo il gruppo insieme allo storico del paese che si chiama  Cipriano Cipriani. Abbiamo circa 8 iscritti diretti e molti collaboratori esterni che ci onorano. Preciso che mi trovo a Monte San Giusto, paese dei miei genitori da 5 anni, sono civitanovese dalla nascita, essendo persona sola ed in pensione, avendo qui i miei soli parenti ho preferito trasferirmi.

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Mirro, Campana e il Baldini riesumato

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Antonio Lanza, Dino Campana, l'Alchimia della parola

 

 


 

Dino Campana

L'alchimista della parola

di Antonio Lanza


Collana: Sorbonne , Novità 
ISBN: 978-88-6799-249-2

Formato: 12 x 18
Pagine: 144
Legatura: brossura 

 

«Io sono indifferente, io che vivo al piede di innumerevoli calvari. Tutti mi hanno sputato addosso dall’età di 14 anni, spero che qualcheduno vorrà al fine infilarmi. Ma sappiate che non infilerete un sacco di pus, ma l’alchimista supremo che del dolore ha fatto sangue»

Dino Campana è stato un’anomalia nella storia della letteratura italiana: «Il poeta di una breve stagione» scrisse Eugenio Montale che definì la sua poesia in prosa come «europea musicale colorita». È per questo che a distanza di un secolo la sua poesia, legata indissolubilmente alla sua odissea biografica, continua ad affascinare molti lettori. Dopo la morte in manicomio nel 1932, i più importanti intellettuali italiani, da Alfonso Gatto a Carmelo Bene a Sebastiano Vassalli, hanno rivalutato la figura del poeta di Marradi definendolo in tanti modi: «poeta notturno», «poeta visivo» e persino «poeta maledetto». Perseguitato dal seme della follia fin dall’infanzia, in conflitto con gli intellettuali sostenitori del Futurismo, vittima di un amore impossibile con la scrittrice Sibilla Aleramo, Campana è riconosciuto oggi come uno dei più grandi poeti del ‘ 900, vissuto unicamente al servizio della «parola», ostile fino all’ultimo a un sistema di valori e a una società che stavano andando rapidamente in pezzi.

 

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