Monika Antes presenta il suo ultimo libro a San Salvi

GIOVEDI' 25 MARZO

SIBILLA ALERAMO

RIVIVE A SAN SALVI A 50 ANNI DALLA SUA MORTE

MONIKA ANTES PRESENTA IL SAGGIO

"AMO, DUNQUE SONO"

IN UNA SERATA DI TEATRO CON SIBILLA E DINO CAMPANA

 

Sibilla Aleramo, poetessa, scrittrice, femminista ante litteram, nacque ad Alessandria nel 1876 e morì a Roma nel 1960, cinquant'anni orsono.

Quando Rina Faccio, questo il vero nome della Aleramo,  aveva otto anni, il padre decise di lasciare Milano portando con sé tutta la sua famiglia per andare a dirigere una fabbrica di bottiglie nelle Marche, sulla costa adriatica,  a Civitanova Marche. Sibilla ne fu felice e ad appena dodici anni iniziò finanche a lavorare in quella fabbrica come segretaria,  anche se il suo atteggiamento anticonvenzionale non passava certo inosservato. Tra suo padre e sua madre si accumularono tensioni sfociate in un tentato suicidio della madre, che sopravvisse rimanendo però vittima di una demenza progressiva che la portò ad essere ricoverata nel manicomio di Macerata. Di lì a poco Sibilla scoprì che il padre aveva una relazione extraconiugale e da quel momento prese coscienza del ruolo e della dignità diremmo conflittuale della donna. Tutto questo, insieme all'inizio di una storia amorosa di Sibilla con un giovane impiegato della fabbrica e la violenza sessuale della quale fu vittima, fecero entrare con durezza la protagonista nel mondo adulto.

Una storia "maledetta" che rivivrà nel romanzo "Una donna", con cui Sibilla sarà ben presto famosa in Italia e all'estero.

Impossibile parlare, anche solo per cenni, della movimentata esistenza della Aleramo che ben presto lasciò le Marche, trasferendosi a Roma dove visse un'intensa, libera ed appassionata vita letteraria ed umana legandosi sentimentalmente a personaggi quali Vincenzo Cardarelli, Giovanni Papini, Umbero Boccioni, Michele Cascella e, pare, Palmiro Togliatti. Ebbe riconoscimenti spesso significativi, soprattutto all'estero: l'Italia non le risparmiò sino all'ultimo critiche e pregiudizi per i suoi comportamenti!

Tra i tanti momenti artistici ed esistenziali, un particolare rilievo assunse l'incontro con il poeta Dino Campana, altra figura "maledetta" degli inizi del Novecento: il loro carteggio, che la studiosa Maria Corti ha intitolato "Un viaggio chiamato amore", è uno straordinario documento della controversa passione tra due Artisti così diversi...ma tanto vicini.

L'Aleramo, si diceva, ha avuto ed ha tuttora una notorietà significativa soprattutto all'estero. Non è quindi un caso che la studiosa tedesca Monika Antes abbia pubblicato lo scorso anno il saggio "Amo, dunque sono", appena tradotto in italiano da Riccardo Nanini e pubblicato da Polistampa-Mauro Pagliai editore, il cui titolo riprende una delle opere della Aleramo.

La Provincia di Firenze e l'Assessore alla Cultura Carla Fracci hanno deciso di sposare un progetto della compagnia teatrale Chille de la balanza che, in occasione del cinquantenario della morte, presenta in alcune città italiane "di Sibilla" (Civitanova Marche, Alessandria, Marradi...) con primo appuntamento giovedì 25 marzo alle ore 21 a Firenze San Salvi - ingresso libero, il saggio della Antes accompagnato da una performance teatrale intitolata "Dino Campana e Sibilla Aleramo".  La serata sansalvina vede anche la presenza degli studiosi campaniani Paolo Pianigiani e Silvano Salvadori.

Monika Antes, valente conoscitrice della no­stra letteratura tra Otto e Novecento, è un po’ la stella fissa per gli studi di italianistica in Germania, dove ha esemplarmente presentato la figura del poeta Dino Cam­pana e più recentemente vita e opere di Sibilla Aleramo.

"Libera e forte", nota la Antes, "Sibilla ha fatto dell'amore il nucleo rovente della propria esistenza e della propria opera, in un percorso di liberazione per molti aspetti emblematici. Col suo vissuto e col suo talento, ha dato espressione umana e letteraria ai desideri di molte donne, realizzandoli nella propria vita, al di là di quanto consentiva la moralità del luogo e del tempo". 

Se "Amo, dunque sono" ha una caratteristica, essa non è nel considerare la Aleramo la pioniera del femminismo in Italia per il trasgressivo accento della sua esistenza (molti a­mori, l’abbandono del marito e del figlio o la sua combattiva contrapposizione a quanto fosse lecito alla moralità dei tempi e dei luoghi), ma piuttosto per la sua letteratura ‘di confessione’, all’epoca piuttosto rara e per una donna scrittrice quasi unica. 

 

Alla serata di giovedì 25 marzo, a San Salvi hanno partecipato la signora Antes, gli studiosi Paolo Pianigiani e Silvano Salvadori e gli Artisti dei Chille de la balanza Claudio Ascoli, Chiara Macinai rispettivamente Dino Campana e Sibilla Aleramo, oltre al cantautore fiorentino Massimiliano Larocca  che ha musicato alcuni dei "Canti orfici" del poeta di Marradi.

 

“Tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili” scrive Campana nell’agosto del 1916, quando  ha da poco conosciuto Sibilla; “Tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili” scrive  l’11 aprile del 1930 a Binazzi, quando incomincia a maturare l’idea di non voler lasciare più il manicomio di Castelpulci dove morirà il 1° marzo 1932.Passioni e sentimenti, paure, tenerezze, invocazioni, tradimenti, ricongiungimenti, botte e minacce, miseria e malattia: tutto sotto "un cielo fatto solo d'amore". E' l'incontro di Dino Campana con Sibilla Aleramo, un incontro straordinario, come le lettere che i due amanti si scrissero. Fin dalle prime lettere, Sibilla sembra consapevole del miracolo offerto dal loro incontro e incoraggia se stessa e Campana nel necessario sforzo della lotta per mantenersi nella vita, nella difesa di un dono, sorretta dalla fede che il loro amore li guiderà lontano: "Ti amo, soffro, sentimi. Se saprò che sei costì, forte, sarò brava anch’io, te lo giuro sul nostro amore, Dino, saprò aspettare, ho tanta fede, tutto è bello, sì, tutto è stato necessario, la vita sarà per noi, amor mio… 

Una credenza questa, che cercherà di far condividere anche agli amici, per non sentirsi sola, abbandonata, nei molti momenti di forte disagio e crisi del Poeta: "Campana è malato profondamente, neurastenia con mania continua di fuga, di annientamento. È atroce quel che la vita può su un uomo… I primi giorni qui, per lo sbalzo della montagna, sono stati terribili. Ora ritorna un po’ di calma e un po’ di speranza: Bisogna che senta altri cuori oltre al mio, che lo voglion vivo. So che avete per lui, oltre all’ammirazione, una vera simpatia. Aiutiamoci."

Il 17 gennaio, proprio al primo piano del padiglione che ospita da alcuni anni i Chille de la balanza nel manicomio fiorentino di San Salvi, Campana scrive un biglietto indirizzato a Sibilla Aleramo presso l’Istituto Francese: “Cara, se credi che abbia sofferto abbastanza, sono pronto a darti quello che mi resta della mia vita. Vieni a vedermi, ti prego… tuo Dino”. Sibilla Aleramo non risponde e quest’ultimo, definitivo rifiuto fa precipitare Campana in un assoluto silenzio.

 

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