Dino Campana - Dino Campana

  • A casa Moretti i Canti di un naufrago...

  • Franco Matacotta a Monte San Giusto

     
     
    Ho avuto notizia nei giorni scorsi che a Monte San Giusto, nelle Marche, si è tenuto un convegno su Franco Matacotta. Ho scritto subito a Luigi Martellini, amico di lunga data, per chiedere notizie e materiali; Luigi mi ha indirizzato all'organizzatrice, a Livia Brillarelli, che mi ha risposto così:
     
    Gent.mo dott. Pianigiani:
     
    Le allego il comunicato stampa... la pubblicità... l’articolo del referente comunale alla cultura e le mie veloci e prime interviste su Matacotta dalle quali potrà comprendere il mio perché sulla manifestazione. Così evito di ripetermi, le interviste le ho quasi improvvisate poiché non riuscivo a trovare persone che ricordassero. Appena abbiamo diffuso la pubblicità cartacea della manifestazione, alcuni anziani del paese mi hanno chiamato perché ricordavano e così in 2 giorni ho scritto poche pagine. Ora stiamo portando avanti il discorso, ho detto stiamo, perché  sono la coordinatrice e progettista del gruppo di storia sangiustese che si è costituito 2 anni fa all’ interno del corso “Universitario del Tempo Libero” che a sua volta fa parte della Pro Loco. Dirigo il gruppo insieme allo storico del paese che si chiama  Cipriano Cipriani. Abbiamo circa 8 iscritti diretti e molti collaboratori esterni che ci onorano. Preciso che mi trovo a Monte San Giusto, paese dei miei genitori da 5 anni, sono civitanovese dalla nascita, essendo persona sola ed in pensione, avendo qui i miei soli parenti ho preferito trasferirmi.
  • Gabriel Cacho Millet: Andrea Zanzotto al premio Campana

     

    Andrea Zanzotto nella sera del Premio Campana

    di Gabriel Cacho Millet

     

    Era il 25 maggio 2002, a Bologna, quando Andrea Zanzotto ricevette con tutti gli onori il Premio Cam­pana e disse nel suo intervento finale che il poeta deiCanti Orficiera «una figura difficilmente catalogabile». Nel dopocena si tornò a parlare dell'argomento. Rima­sti in pochi (Niva Lorenzini, Marco A. Bazzocchi e qualche altro professore dell'Università), ci attarda­vamo a tavola. Zanzotto era visibilmente stanco, quando qualcuno disse che ero nato in Argentina.

    «Allora lei è della terra di Borges?», mi chiese. «Era un grandissimo poeta», aggiunse e si mise a ricordare le poesie dell'argentino che più gli piacevano.

    Certamente ilPoema de los dones,certamenteEl poema Conjetural,ma la poesia più bella di tutte era, secondo lui, quella che Borges scrisse per evocare la fi­gura di Spinosa, raccolta nel 1964(El otro, el mismo), specie la prima quartina che ripetè in spagnolo, come assaporando parola per parola, a voce bassa:

    Las traslùcidas manos del judio

    Labran en la penumbra los cristales

    Y la tarde que muere es miedo y trio.

    (Las tardes a las tardes son iguales.) 

  • Gabriel Cacho Millet: Sul "male" di Dino Campana

     

     

    Sul "male" di Dino Campana

    di Gabriel Cacho Millet

    Da "Resine", n. 57-58, luglio 1994

     

    Chi passa dalla lettura deiCanti Orficia quella delle migliaia di pagine scritte sulla vita dell'autore resta immancabilmente deluso. Il poeta degliOr­ficiè altrove.

    Spesso mi sono chiesto cosa hanno in comune il Dino Campana dal genio folgorante che canta neiCanticon quel poveretto di Marradi dallo stesso no­me, ingombrante ospite di carceri, ospedali, prefetture e manicomi, perse­guitato ed errante.

    E ora ho voglia di rispondere: nulla.

    Ma il mito, la leggenda, alcuni biografi e qualche critico (Boine, Papini, Soffici, Binazzi e altri) ce lo hanno consegnato in un solo pacco come il "poeta pazzo", vittima della poesia e non solo della poesia, quasi mai come chi a un tratto, dal fondo della sua notte, «mette in questione l'atto stesso di scri­vere» (Ruggero Jacobbi,L'avventura del Novecento,Milano, Garzanti, 1984, p. 450).

  • Giuseppe Raimondi: Incontri bolognesi con Dino Campana

                                            Giuseppe Raimondi: Incontri bolognesi con Dino Campana

    da "Dino Campana Oggi", Vallecchi 1973

     

     

     

    Fummo fra quelli che avvicinarono Dino Campana nelle sue ultime apparizioni bolognesi fra il 1916 e il '17. Era­vamo due o tre ragazzi di liceo. Si aspettava di essere ar­ruolati come militari. Qualcuno di noi è sparito, come Francesco Meriano, il fondatore della « Brigata » e Gio­vanni Cavacchioli di Mirandola, amico di De Pisis. Giunti alla conoscenza di Campana per il tramite di due nostri più anziani, Bino Binazzi e il pittore Mario Pozzati. Bi-nazzi, pratese, già collaboratore di « Lacerba » futurista era la causa delle fugaci comparse di Campana nei caffè bolognesi, dopo i soggiorni bolognesi di costui del tempo universitario. Quando cioè Campana si fermava qui per i suoi saltuari rapporti con l'Università cittadina. Vi si era iscritto alla facoltà di Chimica per il corso dell'anno 1903 -1904. Si assentava per lunghi periodi, finché vi prese dimora nel 1907.

  • Marco Bulgarelli: La divisa nascosta di Dino Campana

    La divisa nascosta di Dino Campana

    di Marco Bulgarelli

    da "Resine", n. 58-59, 1994

    Intervento al Convegno 

    La Liguria per Dino Campana

    (Genova- La Spezia 1992)

     

    Nel 1955 Gino Gerola, uno dei maggiori studiosi di Campana, così si esprimeva dopo aver tentato di ricostruire una biografia del poeta deiCanti Orfi­ci,più rigorosa e più rispettosa di quanto non fossero i racconti sulle sue imprese tramandati grazie a una leggenda grottesca a un'aneddotica frammentaria e spesso divertita: «È necessario rassegnarsi, a priori, a vaste zone oscure [della sua vita], che nessuno ormai riuscirà più, credo, ad esplorare» 1.

     

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