Dino Campana - Dino Campana

  • I cento anni degli Orfici

    I cento anni degli Orfici

    di Paolo Pianigiani

     

     

    Cento anni fa, presso la libreria della Voce e presso Gonnelli, a Firenze, comparve improvvisamente il librino con la copertina gialla, quasi francese, come ebbe a dire Soffici. Lo notarono in pochi, nonostante la pubblicità, apparsa su alcuni giornali dell'epoca. Fu necessario che l'Autore, così come aveva fatto per la stampa, provvedesse da solo alla divulgazione e allo spaccio. Ed eccolo, come ci dice la leggenda, arrivare da Marradi, carico di libri, pronto a fermare i passanti, o a disturbare ai tavoli gli avventori alle Giubbe Rosse. 

    Ma sono serviti cento anni a far comprendere il Canti Orfici? E' un libro ancora aperto, che non ha dispiegato completamente tutto il suo messaggio. Nonostante le tante edizioni, o le vulgate, da quelle anastatiche e splendide, a quelle date in omaggio o quasi, insieme ai giornali. Sul web i Canti sono diffusi da tempo, scaricabili senza dover pagare nulla, nemmeno le 2 Lire (con lo sconto) che praticava Dino. Brunino Ravagli glieli stampava, non tutti insieme, ma volta per volta, per mezzo franco l'uno. Il margine di due Lire non era male, per lui, che riceveva una somma simile, al giorno, per campare.

    Noi, qui dal sito di Dino Campana, auguriamo al nostro poeta di essere per sempre motivo e stimolo di curioso interesse. Anche dopo i cento anni trascorsi dalla prima edizione. 

     

  • La copia per Papini all'asta da Pandolfini

     

    128

    CAMPANA, Dino. Canti Orfici. (Die Tragödie des letzten Germanen in Italien). Marradi, Tipografia F. Ravagli, 1914.

    In 8vo (195 x 126 mm). [2] 173 [1] pp. ma assenti le pp. 9-12, 41-44, 49-50, 53-54, 65-68, 85-88. Brossura editoriale sciupata al dorso.

    EDIZIONE ORIGINALE, CON DEDICA AUTOGRAFA DI CAMPANA A PAPINI all’occhiello. La copia presenta l’errata corrige al verso dell’ultima pagina, il fascicolo delle pp.119-134 leggermente più corto rispetto ai precedenti, ed il fascicolo finale con le pp.135-173 ancora più corto, come si riscontra negli esemplari usciti per primi dalla tipografia. L’esemplare è altresì completo di entrambe le brossure, del frontespizio e della dedica a Guglielmo II, assenti in quasi tutti gli esemplari. Come è noto, dopo l’entrata in guerra, Campana strappò da tutte le copie che riuscì a reperire la dedica a Guglielmo II e le due pagine con il titolo in tedesco (ovvero il frontespizio e la brossura posteriore).

     

     

  • La dedica al Vate...

    Nel breve soggiorno a Marina di Pisa, Sibilla convinse Dino a inviare i Canti Orfici a D'Annunzio...

    di Paolo Pianigiani

     

     

    ... e la copia fu ritrovata a Venezia, assolutamente intonsa e mai aperta... i rapporti fra il "Vate grammofono" e Dino Campana furono, come dovevano essere, nulli. Sibilla, come faceva sempre con i sui "protetti" la prima cosa che faceva chiedeva supporto e partecipazione al Divino Gabriele. Che, oltre a chiamarla in qualche dedica "sirocchia" sembra che poco o nulla abbia mai fatto per lei...

    La copia degli Orfici, con questa bella ma inutile dedica, è attualmente alla villa di D'Annunzio, il Vittoriale degli Italiani, sul Lago di Garda.


     

  • Leonardo Chiari: Purità d'accento in Dino Campana

     

     

    «Purità di accento»

      Tracce dell'actio nei Canti Orfici

    di Leonardo Chiari

    Da Nautilus, Annuario di Studi e Ricerche del Liceo Torricelli Ballardini di Faenza. Anno 2018

     

    Pronuncia, dizione, articolazione - sono fattori apparentemente estra­nei al regno della parola scritta; anzi, sebbene a detta dei linguisti l'oralità sia primaria per ontogenesi e filogenesi, la scrittura sembra scongiurare la relatività e l'aleadella sua controparte orale in tratti di penna o grafemi (come i segni di interpunzione): tutto ciò che non è catturato da questi espedienti diacritici è contingente, collaterale, e vago; o peggio, tutto ciò che non è espresso in segni, non esiste. Questa tirannia della parola scritta sulla parola detta ha avuto conseguenze anche in merito anche alla va­lutazione estetica della letteratura: così come (direbbe ilcommon sense)il valore estetico di un copione teatrale o di una partitura dipende dacomequesti sono stati scritti e non dacomesono recitati o eseguiti, il valore di un testo letterario dipende da come il testo è stato scritto (la qualità della sua scrittura), non già da come è pronunciato; che è come dire, in fondo, che il mio particolare modo di declamare le terzine dellaCommedianon turba minimamente il loro valore o significato: il significato, se c'è, è altro­ve e fisso, e la scrittura è il suo immobile veicolo.

  • Paolo Pianigiani: I colori nei Canti Orfici

     

    I Colori negli Orfici, il grafico di una ricerca

    di Paolo Pianigiani

     

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