Dino Campana - Dino Campana

  • Domenico de Robertis: Per un più lungo giorno

     

     

     

     

    Domenico de Robertis 

     

    PER UN PIÙ LUNGO GIORNO

     

       Quando Dino Campana affidò a Papini e a Soffici, l'in­verno del 1913, il manoscritto di quella raccolta di poe­sie e di prose che oggi sappiamo s'intitolavaII più lungo giorno,senza volerlo si era premunito per una lunga lati­tanza del suo libro; e, in un certo senso, aveva coope­rato alla sua sparizione. Il manoscritto era nato per du­rare e sopravvivere (è, oggi, il meglio conservato degli autografi di Campana); e per durare e sopravvivere più a lungo di quanto non sia rimasto sepolto tra le carte di Soffici aveva, se così si può dire, la vocazione dell'oblio. A quella data per noi abbastanza remota, un anno avanti la prima guerra mondiale, il libretto su cui Campana ave­va trascritto il nucleo fondamentale di quelli che saranno iCanti orficipoteva avere forse due secoli! Dopo la no­tizia della sua ricomparsa, e l'emozione di ritrovarci da­vanti questo libro amato e perduto, proprioperdutamente amato,è stata questa, almeno per me, la sorpresa più grossa del vivo incontro col manoscritto delPiù lungo giorno

       Il manoscritto, per gentile concessione della famiglia Campana, è esposto nella sala attigua, per il breve spazio di questo Convegno, nella mostra di autografi e docu­menti organizzata dal Comitato promotore: aperto ad una delle sue pagine più significative (quella che all'inizio della prima parte, con un titolo quanto mai suggestivo, affronta, a mo' di dichiarazione di poetica, proprio una citazione sofficiana). Accanto, se ne può vedere l'aspetto esterno, la copertina e la legatura: ma non per effetto di alcuno smembramento, e nemmeno, nell'età della ripro­duzione e della duplicazione, per un magico processo di sdoppiamento. Si tratta di un manoscritto d'identica fat­tura che non mi è stato troppo difficile individuare, tanto comune ne è il modello, nella biblioteca dell'Accademia della Crusca (dove reca il n. 67), e che l'Accademia stessa ha consentito che fosse qui presente. Composizione, for­mato, tipo di carta, così come la copertina e la legatura, sono gli stessi. L'unica cosa che non coincide è, ovvia­mente, la scrittura. Esso contiene il « Supplemento » al Vocabolario della Crusca del conte Pietro di Calepio, scrit­to di suo pugno, probabilmente intorno al 1724. La pre­senza di annotazioni di Anton Maria Salvini non ci per­mette di scendere al di qua del 1729. 

Sei qui: Home