Biografia

Primo Conti: Evocazione di Dino Campana

Dattiloscritto senza titolo su due carte scritte sul recto, la data approssimativa della sua redazione potrebbe essere fissata intorno al 1931 quando Conti si ammalò di nervi al suo ritorno da Viareggio.

Parzialmente pubblicato su: Primo Conti "La gola del merlo", memorie provocate da Gabriel Cacho Millet, Sansoni Editore, Firenze 1983

Primo Conti: autoritratto al mare

Questo libro me lo ha ordinato il dottore. È un dottore giovane, portato verso la magia da un temperamento precocemente maturato al contatto dei più compassionevoli fenomeni umani. Sardo di nascita e fiorentino ďelezione, il dott.1  si è trovato a soddisfare in silenzio la sua innata passione poetica leggendo le Miricae nel giardino di S. Salvi dove, appena laureato alienísta, gli era stato affidato il posto di assistente del reparto agitati.

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Gabriel Cacho Millet: Dalle Carte Soffici

Due autografi dal Fondo Soffici.

Da: Dino Campana sperso per il mondo. Autografi sparsi, a cura di Gabriel Cacho Millet, Olshki, Firenze, 2000

L'autografo l) contiene una poesia senza titolo il cui primo verso reca: L'albero oscilla a tocchi nel silenzio. II testo si trova sul retro di una cartolina postale diretta ad Ardengo Soffici, scritta a Ginevra il 24 aprile 1915, (SP, pp. 80-81). Soffici, nel stamparla su "La Voce", volle intitolarla Frammento. Più tardi lo stesso autore, nel trascriverla per Emilio Cecchi su una pagina in bianco di una copia dei Canti Orfici le diede il titolo di Bastimento in viaggio (vd. Emilio Cecchi, Varianti ai Canti Orfici di Dino Campana, in "La Fiera letteraria", IV, 25, 17 giugno 1928, p. 2). Lo stesso titolo compare nell'esemplare dei Canti che Campana, il 6 agosto 1916 dedicò a Sibilla Aleramo durante il soggiorno a Il Barco, ma con aggiunte le parole "Arcipelago Toscano" sotto all'ultimo verso (vd. DCF, riproduzione fotografica dell'autografo, n° 43).

Luigi Bandini: Con me e con Campana

Gigino Bandini, l'amico di Marradi

da Meridiano di Roma, 17 aprile 1938

Le interessanti lettere di Campana pubblicate in Omnibus (19 febbraio u.s.) contengono la rivelazione di un suo aspetto che ignoravo: il suo credersi perseguitato dai compaesani. Non esito ad indicare come maniaca questa sua persuasione. Ovunque possono essere anime abbiette; e gente capace di basse persecuzioni, con delazioni od altro, può ben esserci nel mio paese: ma chi mai poteva avere un interesse a far ciò nei riguardi di Dino? Chi mai si occupava seriamente di lui? A meno che non ci sia stato di mezzo un odio verso i suoi. Ma anche questo mi pare da escludere: la famiglia era delle più benvolute in paese. Non odio, non persecuzione; l'atteggiamento dell'ambiente verso di lui era bensì un senso di scandalo, quasi di costernazione, per le sue abitudini, e di imbarazzo e di timore in sua presenza, perché lo ritenevo matto; ad ogni sua ricomparsa, alla notizia di qualche sua nuova impresa, era magari un gran dire: "eh, povera famiglia; eh, che disgrazia!", ma nessuno gli muoveva vero rimprovero, appunto perché lo consideravano irresponsabile.

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Franco Matacotta: Il poeta e la pitonessa

Vita inedita di Dino Campana

Pubblicato sul Mondo, Marzo 1950 

Margherita C. LewisNel 1916 Dino Campana s'infatuò di una profetessa scozzese stabilitasi in Toscana: le chiese per cartolina di poter avere un figlio con lei

Chi abbia familiarità con l'opera poetica di Dino Campana e con quel tanto di notizie che faticosamente la critica ha potuto raccogliere della sua tumultuosa esistenza non puo rinunciare a riconoscere un consapevole contenuto "messianico" in quella poesia e in quella vita.

Del resto, a sollecitare nel poeta il sogno di redimere l'umanità, di trasformare, come egli stesso dice, il "miasme humanin", in un mondo di "creature pure", contribuirono non soltanto la sua particolare natura, tutta istinto ed esaltazione, ma anche l'atmosfera di cultura nella quale egli compì la sua formazione.

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Marilena Pasquali: Gli incontri del giovane Morandi (1910-1914)

L'incontro a Bologna fra Dino Campana e Giorgio Morandi

da HORTUS MUSICUS,   N° 11 Luglio – Settembre, 2002

Si è chiusa il 29 giugno, presso la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, la mostra I portici della poesia: Dino Campana a Bologna (1912-1914), a cura di Marco Antonio Bazzocchi e Gabriel Cacho Millet.1 Certamente l’elemento di maggiore interesse dell’iniziativa è rappresentato dal volume, assai documentato e circostanziato, che accompagna l’esposizione dei documenti. E non poteva essere altrimenti, vista la competenza e l’affidabilità dei curatori che hanno saputo fare il punto sullo stato degli studi campaniani su questo tema specifico e raccogliere ciò che a tutt’oggi è noto sull’argomento.

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Marco Bulgarelli: La divisa nascosta di Dino Campana

Dino Campana allievo ufficiale di Fanteria a Ravenna

Articolo pubblicato, con qualche variante, ne "Il lettore di Provincia", fascicolo 94, dicembre 1995

Nel considerare la figura del poeta Dino Campana, spesso non si è riusciti a fare a meno d'immaginarlo come una specie di Orfeo la cui esistenza è stata graffiata dalle cicatrici di periodiche discese nei regni senza luce, sordi e ronzanti, dell'inesprimibile ignoto. Proprio per questo i suoi estenuanti vagabondaggi, la sua solitudine miserabile, la serie quasi persecutoria degli arresti subiti in varie città d'Italia e all'estero, e ancora il degrado scimmiesco sperimentato nelle corsie dei manicomi hanno potuto acquistare il valore di un vero e proprio martirio e di una testimonianza, quasi fossero stati anch'essi i segni dell'autenticità di una parola scavata con le mani sanguinanti alla radice delle cose.

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