Stefano Drei: Orfeo, Ofelia e una piazza

Orfeo, Ofelia e una piazza (con un’ipotesi sul titolo dei Canti Orfici)

 di Stefano Drei

 L’ostessa Ofelia Cimatti (seconda da sinistra) con camerieri e avventori davanti alla porta della nuova Osteria della Mosca in piazza Biffi (ora piazza Martiri della Libertà). Anno 1940 circa: sono trascorsi quasi trent’anni da quando Dino Campana l’ha evocata nei Canti Orfici. [Proprietà Sergio Montanari.]

 L’ostessa Ofelia Cimatti (seconda da sinistra) con camerieri e avventori davanti alla porta della nuova Osteria della Mosca in piazza Biffi (ora piazza Martiri della Libertà).

Anno 1940 circa: sono trascorsi quasi trent’anni da quando Dino Campana l’ha evocata nei Canti Orfici. [Proprietà Sergio Montanari.]

 

«Orfici? Perché? La parola non ci parve chiara». Federico Ravagli e gli amici bolognesi di Dino Campana erano perplessi. All'interno dei Canti Orfici il nome del mitico cantore non compare mai e non compare nemmeno alcun esplicito riferimento alla sua vicenda. Orfeo è assente anche dal Più lungo giorno e dalle altre carte campaniane anteriori al capolavoro: certi indizi fanno supporre che la scelta del titolo sia intervenuta tardi, quando il libro era già quasi ultimato. Non si vuol dire con questo che si tratti di scelta immotivata: Ravagli, forse indirizzato dallo stesso Dino, ne individuava la fonte ne I grandi iniziati di Édouard Schuré; una fonte su cui poi sono tornati in molti.

Nessuno, a quanto ci risulta, ha invece evidenziato l'assonanza fra il nome del cantore Orfeo e il nome di un personaggio femminile, Ofelia, che nell'opera ricorre ben quattro volte. Solo Manuelita, fra i nomi propri, ha una frequenza superiore. Ma Manuelita è un vocativo ripetuto, un'anafora le cui occorrenze sono concentrate tutte in una pagina; Ofelia ricorre in luoghi diversi e con distinte connotazioni. 

....

Per scaricare l'intero articolo cliccare qui. 

 

Sei qui: Home Affondi Stefano Drei: Orfeo, Ofelia e una piazza