Silvano Salvadori: Una poesia aviatoria di Dino Campana

UNA POESIA AVIATORIA DI DINO

Di Silvano Salvadori

 

Il primo volo in assoluto su Genova, Lido d'Albaro,  fu effettuato domenica 15 maggio 1910, alla presenza di oltre trentamila persone, dal pilota belga Giovanni Olieslager su Bleriot XI con motore Anzani da 23-25 HP; probabilmente ce ne deve essere stata memoria, ma Campana in queltempo era certo in Belgio.

Dino fu invece rispedito il 24 luglio 1911 da Genova a Marradi con foglio di via, quindi è probabile che anche nel mese precedente fosse nella città ligure; una originale poesia aviatoria del “Quaderno” potrebbe ispirarsi proprio al Raid Parigi-Roma dei primi di giugno di quell’anno che portò una decina di aerei a sorvolare Genova.

Erano gli anni del grande infervoramento aeronautico. E’ incredibile quanto sia stato veloce il processo di sperimentazione delle nuove macchine.

Mario Calderara, che avrà il brevetto piloti n.1, era in contatto con i fratelli Wright già nel 1905 e nel 1909 questi stessi verranno invitati a Roma: si comprò un loro Flyer mod A. Nello stesso anno, nel circuito aereo di Brescia, Calderara portò in volo Gabriele d’Annunzio e questi tratteggiò il suo ritratto in Paolo Tarsis, protagonista del romanzo “Forse che sì, forse che no” del 1910, nel cui testo si descrivono esibizioni aviatorie che esaltano soprattutto la sfida eroica dell’uomo.

Il Calderara nel golfo de La Spezia già dal 1907 aveva eseguito prove di volo a vela che portarono nel 1909 all’istituzione della Sezione Aeronautica presso il Ministero della Marina; dello stesso anno è il primo dirigibile italiano. Il Calderara costruì anche alla fine del 1911 il più grande idrovolante allora al mondo che volò, sempre a La Spezia, nel 1912. A Bologna la prima manifestazione aerea fu nel 1910 e nel 1911 si tenne il raid Bologna-Venezia-Rimini-Bologna promossa da Il Resto del Carlino. Marco Vivaldi Pasqua fu il primo nel 1911 a gettare bombe da un aereo nella guerra di Libia; ancora  Roberti di Castelvetro il 13 agosto 1912 raggiunse con un idrovolante Santa Margherita Ligure: un’impresa molto osannata. Il 23 settembre del 1910 Geo Chavez era precipitato a Domodossola, città più di una volta di passaggio per Campana, dopo l’eroico primo sorvolo delle Alpi.

Nella Gazzetta  dello Sport 21 marzo 1913, in un articolo intitolato “I fasti e i nefasti dell’aviazione”, viene pubblicata una foto di Filippo Cevasco che, dopo aver volato da Torino a Genova attraverso il Giovi, è portato in trionfo per le vie della città.

Ma furono le celebrazioni per il 50°anniversario dell’Unità d’Italia che videro importanti altre imprese. In particolare, dopo che già al Campo di Marte di Firenze nel maggio si era tenuta una manifestazione aerea, fu di grande richiamo il Raid Parigi-Roma-Torino che si svolse dal 28-5 al 9-6-1911 organizzato con la collaborazione del Comitato delle feste commemorative di Roma, della Esposizione Internazionale di Torino, del Touring Club, della Società dei Parioli e del giornale parigino Petit Journal. La rotta prevedeva il sorvolo di Genova, di Pisa e al ritorno anche di Firenze e Bologna. Partirono 12 aviatori, il vincitore fu l'aviatore francese Beaumont pseudonimo del tenente di vascello della Marina Militare francese Jean Conneau. I passaggi erano preannunciati dalla stampa locale e certo richiamavano pubblico.Sempre a Genova vanno ricordati anche i voli dell'aviatore belga Olieslager del 17/5/1910  e dell'aviatore francese Laurens che giunse a Genova il 5/3/1913 col suo idrovolante per arrivare a Roma. Dino è attento alle imprese sportive, così, dopo la poesia dedicata nel 1909 al primo Giro d’Italia in bicicletta, descrive una manifestazione aerea, ma invece che ricalcare i futuristici motivi dell’esaltazione della macchina, sposta lo sguardo sugli spettatori e i loro occhi incantati nella “aeroplanata infinità”.

 

Riporto la poesia e il mio commento come pubblicato in “Quaderno- Dino Campana prima dei Canti Orfici” edito in questi giorni dal Centro Studi Campaniani di Marradi.

 

 

UMANITÁ FERVENTE SULLO SPRONE 

Umanità fervente sullo sprone

Che discende sul mare

Umanità che brilla e si consiglia

Sotto l’azzurro dell’infinità:

5      Passano l’ore, vengono i prodigiSuoi giù dal celo

        E tace e ondeggia l’umana famiglia.

       Si stirano le bimbe come gatti

       Di sopra al mare dell’umanità

10    Inverso la commossa aeroplanataInfinità. 

 

UMANITA’ FERVENTE SULLO SPRONE Su di un costone roccioso (sprone) che scende proteso verso il mare (discende sul mare), un nugolo di persone si agita: tante persone che parlano fra di loro sotto il sole (brilla e si consiglia), sotto la volta del cielo infinitamente azzurra (l’azzurro dell’infinità). Sono lì in attesa, e finalmente ciò che il genio umano ha prodotto (i prodigi suoi), gli aeroplani, arrivano come novelli Icari: a quello spettacolo tutti rimangono muti e seguono le peripezie col loro ondeggiare tutti insieme (tace e ondeggia l’umana famiglia).Le bimbe per veder meglio si stirano allungandosi sui loro piedini come fanno i gatti, alcune sono sulle spalle dei genitori  e sembrano navigare su quel mare umano (di sopra al mare dell’umanità); esse tendono i loro occhi commossi (inverso la commossa) e pieni di infinito verso l’infinito, trascinano come aquiloni i loro sogni a far da compagnia agli aeroplani.   Il tono iniziale è eroico: sembra presentarsi al giudizio tutta l’Umanità, poi alla parola “sprone” sembra di vedere tutte le genti d’Italia nel profilo dello stivale che scende giù dalle coste appenniniche protese verso il mare; sembra sentirci l’orgoglio del suo genio: l’umanesimo e il rinascimento e quasi quella fede per cui eccelse si alzarono cupole di stupore al cielo; questa folla brilla quasi di scintille geniali, inventa prodigi in un fervore da cantiere, da Scola filosofica e di eloquenza (sembra d’essere alla Scuola d’Atene!) sotto il cielo infinito che abbraccia Roma e Atene. In un tempo che dura da secoli, sembra scossa come frumento maturo dal vento: grano sui pendii, farina d’umanità con cui impastare l’Uomo Nuovo. Ci si presenta un popolo che finalmente ha realizzato il sogno di Leonardo e che nei tempi moderni sembra trasformarsi da marinaro ad aereo: così tutto ci appare. Ma….Poi tutta questa epopea incontra delle bimbe che si stirano come gatti e le ultime parole, aeroplanata infinità, risolvono tutta la scena: lo si capisce che è lì il segreto. Allora rileggi e rileggi, e ti appare l’evento, la manifestazione acrobatica di aerei probabilmente in Liguria, una normale festa che ha richiamato gente. Tutti avrebbero parlato degli aerei, invece Campana parla della gente e solo quando gli occhi dei bimbi si alzano al cielo, anche lui li vede: e le cabrate non son meccanica del volo, ma pura poesia! 

 
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