Affondi

Pagina del Quaderno


I Canti Orfici hanno costituito il prevalente terreno di caccia della critica letteraria. Forse di nessun poeta possiamo seguire un’evoluzione di testi poetici tanto sofferta e per di più testimoniata
Se fu avventurosa la vicenda del manoscritto dei Canti, non meno lo è stata quella del Quaderno. Ritrovato dal fratello Manlio e contenente 43 composizioni, fu consegnato ad Enrico Falqui che ne curò la pubblicazione nel 1942 con la riproduzione fotografica di quattro pagine; il Falqui indicò a margine le varianti dei vari versi, senza fare una dettagliata ricostruzione delle sovrapposizioni nella stesura, densa appunto di ripensamenti e correzioni. Solo per la lirica “Oscar Wilde a San Miniato” la Ceragioli, in Belfagor, fece una trascrizione diplomatica che rivelò l’intenso lavoro di riscrittura tipico del poeta di Marradi.

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Il professor Giorgio Luti è scomparso domenica 9 Novembre 2008.  Pensiamo di ricordarne la memoria pubblicando il suo importante saggio su Dino Campana.


Prima pubblicazione su “10 Poeti italiani contemporanei”
Istituto Gramsci\Sezione Toscana
Cooperativa Editrice Universitaria, Firenze, 1980

 

cover

In una pagina de La Verna — in quello che possiamo considerare il secondo momento della suite dei Canti orfici e forse il momento più sereno dell'arte di Dino Campana — si legge un frammento dedicato alla salita del Falterona:

Dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo al fascino dei lontani miraggi di ventura che ancora arridono dai monti azzurri e a udire il sussurrare dell'acqua sotto le nude rocce, fresca ancora delle profondità della terra. Cosi conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza e il ritorno: conosco un quadro perduto tra lo splendore dell'arte fiorentina colla sua parola di dolce nostalgia: è il figliuol prodigo all'ombra degli alberi della casa paterna.

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Piazza De Ferrari Genova

Si è parlato molto di quanto Campana, sostenitore appassionato di Nietzche, abbia continuamente cercato di mettere in pratica le teorie di questo filosofo. Come lui, Campana era in perenne lotta contro l’esperienza della vita quotidiana, contro le sue difficoltà, le sue menzogne, le sue meschinità e il suo degrado, per cercare di raggiungere un’elevazione spirituale assoluta e un ideale di pace, di liberà e di purezza. Questo percorso, in Campana – come in molti altri – venne rappresentato dal viaggio, caratterizzato in particolare dal tema delle città.

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dal Quaderno:  una "sacra rappresentazione".


Basta sfogliare un libro che parla di eresie e queste due figure misteriose (di Manfreda e di Guglielmina), fra le poche ad avere un nome, fra i personaggi che compaiono nelle opere di Dino Campana, acquistano subito densità storica e si diffonde nell’aria odore acre di roghi e di Sante Inquisizioni.

Campana parla di eresia? Tutto o quasi è stato detto sul poeta di Marradi, ma che nelle sue poesie abbia parlato di eresia non l’aveva ancora detto nessuno. Almeno che io sappia. Due poesie del Quaderno (contenente testi autografi di Dino Campana, ritrovato in un baule dal fratello del poeta, Manlio, e pubblicato da Enrico Falqui nel 1942), contraddistinte dai numeri XIII e XXVI, (e non può essere un caso che il numero 13, numero eretico per eccellenza, si ripete due volte : 13 X 2 = 26), parlano di due personaggi femminili, Guglielmina di Boemia e Manfreda da Pirovano.

Guglielmina (1210 - 1281), o Vilemina, o ancora Blažena (Beatrice), era figlia del re boemo Otocaro I° Premysl e sorella di Anežka, o Agnese (1208 - 1282), canonizzata da Giovanni Paolo II in contemporanea con la Rivoluzione di Velluto nel Novembre del 1989. Agnese fu la prima badessa del convento praghese di San Francesco, che si era modellato su quello di San Damiano in Assisi. Sono rimaste quattro lettere che la badessa di San Damiano, santa Chiara, scrisse a santa Agnese, piene di misticismo francescano.

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