Affondi

Christophe Mileschi: La baie vitrèe

 Da: Chants Orphiques, traduzione di C. Mileschi,  edizione bilingue, Lausanne-Paris, L'Âge d'Homme, 1998

La baie vitrée

Le soir fumeux d’été
De la haute baie vitrée verse des lueurs dans l’ombre
Et dans le cœur me laisse une brûlure scellée.
Mais qui a (sur la terrasse sur le fleuve s’allume une lampe) qui a
A la petite Madone du Pont qui c’est qui c’est qui a allumé la
Lampe ? – y’a
Dans la chambre une odeur de putridité : y’a
Dans la chambre une plaie rouge languissante.
Les étoiles sont des boutons de nacre et le soir se vêt de velours :
Et tremble le soir fat : il est fat le soir et il tremble mais y’a
Dans le cœur du soir y’a,
Toujours une plaie rouge languissante.

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Silvano Salvadori: il leone ridente di Zaratustra e la Chimera di Dino

Una lettura de La Chimera attraverso Nietzsche

Nella formazione di Campana certo un posto centrale ha l’esperienza di Nietzsche, del quale sceglie il punto focale dello Zarathustra a premessa de Il più lungo giorno: “e come puro spirito passa il ponte”.

Tante sono le frasi e le immagini che da questo libro ritornano in Dino; ma a questo punto ci interessa, per l’intensa suggestione, l’immagine finale, allorché Zarathustra, dopo aver tanto aspettato l’uomo superiore dalla sua caverna, assiso sul masso da cui vede lontananze ignote, vede avvicinarsi il leone ridente. Costui rappresenta l’essere che ha vinto ogni abrasione psichica della vita sociale così che in lui risplende quel riso misterioso e sereno di chi ha oltrepassato la condizione umana, scegliendo il vento del divenire futuro. Con esso si incammina “come un sole al mattino che spunti dietro oscure montagne”.

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Gleiton Lentz: Alchimia del verbo, una lettura simbolica della Chimera

Un articolo di Gleiton Lenz, Universidade Federal de Santa Catarina - Brasil
Gleiton è il traduttore dei Canti Orfici in lingua portoghese.

Inconsciamente io levai gli occhi alla torre barbara, scriveva Campana all'inizio del suo canzoniere orfico con piena consapevolezza di sé, perché sapeva, mentre tratteggiava quelle righe, che sacrificava all'irrazionale il significato primario delle cose, preferendo l'inconscio al conscio, il vaneggiare alla realtà. Se è già nella sua visionaria Notte che s'intravede per la prima volta il riferimento alla torre, ad una torre barbara, sarà invece la sua figura quella tipica del poeta torre d'avorio. Ossia, colui che si compiace nel disgregare il mondo — inteso come la suprema realtà — mediante lo sdoppiamento dell'io, nonostante un accentuato sguardo visionario delle cose.

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Silvano Salvadori: Whitman galeotto

Fu anche il comune amore per Whitman a favorire l'incontro fra Dino e Sibilla. Due articoli di Sibilla pubblicati su La Nuova Antologia e dedicati al poeta americano


Nella prima cartolina spedita  da Rifreddo a Sibilla  del 22-7-16 Campana le chiedeva: Conoscete Walt Whitman? Nella risposta  lei testimonia: E ho amato Walt Whitman, come pochi altri. E’ già tanto tempo. Vi mando qualche mio vecchio articolo: giornalismo non altro. Ma in uno parlo appunto, come potevo farlo allora, con ingenua gravità, di Walt. E poi conclude: Rimandatemi gli articoli, vi prego, perché non ne ho altre copie (E. Falqui  Opere e Contributi, Vallecchi; pp 525-526).

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Giorgio Luti: Dino Campana

Il professor Giorgio Luti è scomparso domenica 9 Novembre 2008.  Pensiamo di ricordarne la memoria pubblicando il suo importante saggio su Dino Campana.


Prima pubblicazione su “10 Poeti italiani contemporanei”
Istituto Gramsci\Sezione Toscana
Cooperativa Editrice Universitaria, Firenze, 1980

 

cover

In una pagina de La Verna — in quello che possiamo considerare il secondo momento della suite dei Canti orfici e forse il momento più sereno dell'arte di Dino Campana — si legge un frammento dedicato alla salita del Falterona:

Dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo al fascino dei lontani miraggi di ventura che ancora arridono dai monti azzurri e a udire il sussurrare dell'acqua sotto le nude rocce, fresca ancora delle profondità della terra. Cosi conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza e il ritorno: conosco un quadro perduto tra lo splendore dell'arte fiorentina colla sua parola di dolce nostalgia: è il figliuol prodigo all'ombra degli alberi della casa paterna.

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Paola Forcellini: Dino Campana, il suo "viaggio" attraverso le città’

Piazza De Ferrari Genova

Si è parlato molto di quanto Campana, sostenitore appassionato di Nietzche, abbia continuamente cercato di mettere in pratica le teorie di questo filosofo. Come lui, Campana era in perenne lotta contro l’esperienza della vita quotidiana, contro le sue difficoltà, le sue menzogne, le sue meschinità e il suo degrado, per cercare di raggiungere un’elevazione spirituale assoluta e un ideale di pace, di liberà e di purezza. Questo percorso, in Campana – come in molti altri – venne rappresentato dal viaggio, caratterizzato in particolare dal tema delle città.

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