Affondi

Irene Giuffrida: recensione alle "Lettere" di Campana

Campana: le lettere del poeta «sperso»

di Irene Giuffrida

La Sicilia

Domenica 29 Gennaio 2012

«Lettere di un povero diavolo», a cura di Gabriel Cacho Millet, è il resoconto del carteggio di Dino Campana tra il 1903 e il 1931. Spiccano, tra i destinatari, Giorgio Morandi, Aleramo, Cardarelli, Papini, Verga. Oltre alle lettere di Campana testimonianze epistolari mai pubblicate prima arricchiscono la raccolta, gettando luce su questioni irrisolte.
Frammenti scovati nel "buio", rubati all'oblio, innalzano "pietra su pietra" un monumento alla memoria del poeta "disperato e sperso nel mondo" (così si descriveva Campana). Oggi, riconosce Millet, disperse nel mondo sono le sue lettere. Una sorte infelice, a dire dello studioso Bonifazi, simile a quella del loro autore.
La ricostruzione del Carteggio è una sfida: inquadrare Campana, ordinarlo. Il risultato, composito, abbagliante, non è mai definitivo. Eppure il lettore, sfogliando le pagine sfiora quel mondo e a tratti vi affonda.

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Silvano Salvadori: Dino Campana e l'amore

Dino Campana e l'amore

 

di Silvano Salvadori 

  

  

  

 

 

Abusata la storia d’amore con Sibilla, come abusate sono le interpretazioni dei rapporti con le prostitute! Abusate nella loro interpretazione di cronaca, senza guardare al di là, o meglio senza guardare “al di dentro” del poeta!

Pochi, come Dino, non hanno scritto poesie convenzionali d’amore, coi loro tormenti, nostalgie, speranze ecc. : egli è alieno da ogni svenimento per le belle donne.

La vicenda per Sibilla ha spesso interessato per la sua morbosità, in un momento in cui la sua opera poetica era quasi conclusa; è una vicenda umana da guardare con sommo rispetto in cui Dino è vinto dall’amore. Ma quando si è vinti non si può rappresentare l’amore: si può solo viverlo e nel viverlo si può solo inginocchiarsi davanti a quel terribile dio giovinetto che ha nome Eros. Dinanzi a lui le nostre miserie divengono palpitante carne, carne sofferente che cerca solo la normalità; carne e corpo che rinunciano all’”opera”, per divenire vita quotidiana, per divenir carezza, sospiro, incontro, attesa. Davanti all’amore si vorrebbe rinunciare alla genialità, si accetta di farsi dimenticare dalla storia, dal destino, per trovare quel tempo che è fatto di rintocchi concreti, di minuti consumati e basta. Non si vuol essere speciali, poeti, superuomini.

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Renato Minore, Campana carteggio di un emarginato

Renato Minore sul Messaggero di Roma: In libreria le lettere del poeta tra il 1903 e il '31

Campana, carteggio di un emerginato, "Il Messaggero",  7 di gennaio 2012

 

Silvano Salvadori: Una poesia aviatoria di Dino Campana

UNA POESIA AVIATORIA DI DINO

Di Silvano Salvadori

 

Il primo volo in assoluto su Genova, Lido d'Albaro,  fu effettuato domenica 15 maggio 1910, alla presenza di oltre trentamila persone, dal pilota belga Giovanni Olieslager su Bleriot XI con motore Anzani da 23-25 HP; probabilmente ce ne deve essere stata memoria, ma Campana in queltempo era certo in Belgio.

Dino fu invece rispedito il 24 luglio 1911 da Genova a Marradi con foglio di via, quindi è probabile che anche nel mese precedente fosse nella città ligure; una originale poesia aviatoria del “Quaderno” potrebbe ispirarsi proprio al Raid Parigi-Roma dei primi di giugno di quell’anno che portò una decina di aerei a sorvolare Genova.

Erano gli anni del grande infervoramento aeronautico. E’ incredibile quanto sia stato veloce il processo di sperimentazione delle nuove macchine.

Alberto Casadei: Dino Campana, il mito del poeta ribelle

Alberto Casadei: Dino Campana, il mito del poeta ribelle

di Alberto Casadei, Università di Pisa

       pubblicato sul sito della

        Società Dante Alighieri

 
 e su:
"Pagine della Dante",  LXXXVIII, s. 3, 2,
aprile-giugno 2005,
pp. 50 -54.


La grande luce mediterranea
S’è fusa in pietra di cenere:
Pei vichi antichi e profondi
fragore di vita, gioia intensa e fugace:
Velario d’oro di felicità
È il cielo ove il sole ricchissimo
Lasciò le sue spoglie preziose
E la Città comprende
e s’accende
E la fiamma titilla ed assorbe
I resti magnificenti del sole,
E intesse un sudario d’oblìo
Divino per gli uomini stanchi.
Perdute nel crepuscolo tonante
Ombre di viaggiatori
Vanno per la Superba
Terribili e grotteschi come i ciechi.
Dino Campana, da Genova,
in Canti Orfici (1914)

I versi appena proposti sono tratti da "Genova", uno dei testi più famosi dei "Canti Orfici", pubblicati nel 1914 dal marradese Dino Campana (1885-1932). Pur essendo uscita a poca distanza dalle raccolte di Guido Gozzano, quella di Campana risponde a una poetica completamente diversa: qui torna in primo piano il simbolismo francese, soprattutto i modelli di Baudelaire e Rimbaud, uniti alla tradizione italiana antica (Dante e Leopardi) e recente, da Carducci a D’Annunzio ai poeti del primo Novecento.
Ma la cultura di Campana non è solo letteraria: molte sue pagine risentono della conoscenza di filosofi e studiosi delle religioni, e in particolare di Nietzsche, con la sua ampia mitologia legata alle teorie sul superuomo, sul destino dei popoli, sulla storia e sull’eterno ritorno, ecc...

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Nelly Inghilleri di Villadauro: Dino Campana

Nelly Inghilleri di Villadauro: Dino Campana - Il suo significato ed il suo valore nello svolgimento della poesia italiana contemporanea / Rieti - Ed. Il Girasole, 1948 (Tip. F.lli Faraoni)

  




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