Affondi

  

Susanna Sitzia, Dopo Die Geburt der Tragödie: il mito di Dioniso Zagreo in Italia e in Russia nel primo Novecento, "Between". Rivista dell'Associazione di Teoria e Storia comparata della Letteratura, vol 1, N° 2 (2011), Oriente e Occidente. Temi, generi e immagini dentro e fuori l’Europa, Atti del convegno annuale dell'Associazione per gli Studi di Teoria e Storia comparata della Letteratura - Compalit, Napoli, 13-15 novembre 2008

  Nietzsche riconosce nel Dioniso misterico l’eroe della tragedia greca e attraverso il mito della morte per smembramento di Dioniso Zagreo illustra la convergenza nella tragedia del dionisiaco e dell’apollineo. Il legame istituito in The Geburt der Tragödie tra Zagreo e l’eroe tragico contribuisce alla riviviscenza sia del mito di Zagreo che della tradizione legata al personaggio di Orfeo, essendo Orfeo, nei testi tradizionalmente attribuitigli, il narratore del mito della morte per smembramento di Dioniso, che è il mito antropogonico dell’Orfismo.


[...] la tragedia greca, nella sua forma più antica, aveva per oggetto solo i dolori di Dioniso [...] tutte le figure famose della scena greca, Prometeo, Edipo, eccetera, sono soltanto maschere di quell’eroe originario. [...] l’unico Dioniso veramente reale appare in una molteplicità di figure, nella maschera di un eroe in lotta, ed è per così dire preso nella rete della volontà individuale. [...] in verità quell’eroe è il Dioniso sofferente dei misteri, quel dio che sperimenta in sé i dolori dell’individuazione, e di cui mirabili miti narrano come da fanciullo fosse fatto a pezzi dai Titani e come poi in questo stato venisse venerato come Zagreus (Nietzsche 2002: 71, 72).

Il presente lavoro mira a rilevare nella sua dimensione sovranazionale il carattere orfico che nelle poetiche primonovecentesche si manifesta da Oriente a Occidente.


 

Paolo Maccari: “Il poeta sotto esame, con due importanti inediti di Dino Campana”

Passigli Editori, pp 107, 2012,

 

Un colpo di fortuna inaspettato: emergono tra le filze della biblioteca umanistica della Facoltà di Lettere di Firenze, i temi di Dino per un concorso bandito dall’Istituto di Studi Superiori: scopo abilitarsi all’insegnamento del francese nei ginnasi del Regno.

Paolo Maccari li ha scovati con grande sorpresa, portando così una luce importante sulla biografia del poeta in quel poco documentato 1911. Dino vi si iscrive il 23 marzo ed esegue i temi dal 20 al 22 aprile.

L’autore sottolinea i vari rimandi nelle lettere in cui Dino vanta la sua conoscenza di cinque lingue, che lui vorrebbe sfruttare chiedendo lavori di traduttore. Ancora il Pariani nel novembre del 1931 dice che Dino vi si esercitava proprio allorchè sembrava essere guarito dei suoi disturbi, preparando una sua uscita da Castel Pulci con la speranza così di “guadagnarsi il necessario con modesto impiego”.

Nel novembre1911 Dino fece anche domanda per un concorso ad “alunno delegato di Pubblica sicurezza”, domanda che gli fu respinta. Sempre in quell’anno, il 13 marzo richiese il passaporto con lo scopo di recarsi in Germania per motivi di lavoro; nel tema ritrovato afferma che se verrà bocciato, si recherà in America. Il suo spirito è sempre in bilico dunque fra la ricerca di un posto fisso e la sua smania di viaggiare.

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Bicicletta e Poesia 

di Silvano Salvadori

Alfredo Oriani pubblicò nel 1902 “La bicicletta”: "Virgilio cantò il cavallo, Monti il pallone, Carducci il vapore, molti la nave, nessuno ancora la bicicletta". È il racconto del suo solitario viaggio nell’estate del 1897 per la Romagna e la Toscana (mille chilometri, scrive con qualche esagerazione), attraverso campi assolati, borghi, città, luoghi della memoria e della storia, come la Verna, Siena, Montaperti, Pisa. È il libro più importante e più bello dedicato in Italia al ciclismo e alla bicicletta. Di essa dice:"è la mia libertà, giacché dal primo giorno che inforcai la sella della bicicletta, mi sentii come un evaso, e voi sapete che solamente i prigionieri hanno della libertà una profonda passione e la più lirica idea""La bicicletta è una scarpa, un pattino, siete voi stessi, è il vostro piede diventato ruota, è la vostra pelle cangiata in gomma……….La bicicletta siamo noi, che vinciamo lo spazio e il tempo: soli, senza nemmeno il contatto con la terra che le nostre ruote sfiorano appena ". 

Nei Canti di Castelvecchio (1903) Pascoli dedica una poesia alla bicicletta:

dlin … dlin… mia labile strada,/ sei tu che trascorri o son io?/ Che importa? Ch’ io venga o tu vada,/ non è che un addio!/ Ma bello è questo impeto d’ala,/ ma grata è l’ebbrezza del giorno…

 

Però a noi interessa quell’aspetto agonistico e dinamico, successivamente cantato anche dal Futurismo e rappresentato da Boccioni.

Avviciniamoci a Marradi e a Dino di cui si conoscono quattro versioni della poesia ciclistica:

“Giù per la china ripida” nel Quaderno, una ne “Il più lungo giorno”  col titolo - Giro d’Italia in bicicletta (1° arrivato al traguardo di Marradi) -, un’altra dedicata a F.T. Marinetti col titolo “Traguardo” ed infine la parte centra dell “Immagini del viaggio e della montagna”.

Già nel 1907 fu fondato a Borgo S. Lorenzo il Ciclo Club Appenninico il cui primo presidente fu Francesco Arquint, di origini svizzere; nello stesso anno ci fu la prima edizione della Milano-Sanremo; nel settembre del 1909 ci fu il primo Giro dell’Emilia (insieme alla prima edizione del Giro d’Italia).

A livello letterario Luigi Graziani, di Bagnocavallo e docente al liceo di Lugo, scrisse in esametri la Bicyclula, In re cyclistica Satan, (1899, 1902), in cui, fra l’altro si riprende una polemica sull’uso, da parte dei parroci in tonaca, di tale nuovo mezzo.

 

 

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Susanna Sitzia: Per una nuova edizione del "Quaderno" di Dino Campana

 

Dalla rivista: Oblio

 

Susanna Sitzia ha conseguito la laurea in Lettere con la tesi Nietzsche e l’Orfismo nella poesia di Dino Campana e il dottorato di ricerca in Letteratura comparata con un Contributo allo studio del mito di Orfeo nella poesia di d’Annunzio e di Campana. I suoi saggi si leggono negli «Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia» dell’Università di Cagliari e negli atti dei convegni dell’Associazione per gli Studi di Teoria e Storia Comparata della Letteratura, dell’Associazione degli Italianisti e della Società Italiana per lo Studio della Modernità Letteraria.   

Il saggio di Susanna che qui pubblichiamo è uno studio filologico delle varianti editoriali del “Quaderno”, dalle quali si deducono varie imperfezioni nelle ristampe via via fatte, che è utile indagare data la “scomparsa” dell’originale autografo.

(Per una nuova ipotesi di commenti del “Quaderno” vedi la recensione del testo “Quaderno, Dino Campana prima dei Canti Orfici” di Silvano Salvadori in questo sito).

 

Susanna Sitzia, Per una nuova edizione del Quaderno di Campana. Testimoni e varianti di tradizione, in "Oblio. Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-Novecentesca", A. I, n. 2/3. Ottobre 2011, pp. 54-66. 

 

Per scaricare il saggio clicca qui

 

 

Susanna Stizia: Intervento sulla poesia orfica di d'Annunzio e Campana

 

 


 

Campana: le lettere del poeta «sperso»

di Irene Giuffrida

La Sicilia

Domenica 29 Gennaio 2012

«Lettere di un povero diavolo», a cura di Gabriel Cacho Millet, è il resoconto del carteggio di Dino Campana tra il 1903 e il 1931. Spiccano, tra i destinatari, Giorgio Morandi, Aleramo, Cardarelli, Papini, Verga. Oltre alle lettere di Campana testimonianze epistolari mai pubblicate prima arricchiscono la raccolta, gettando luce su questioni irrisolte.
Frammenti scovati nel "buio", rubati all'oblio, innalzano "pietra su pietra" un monumento alla memoria del poeta "disperato e sperso nel mondo" (così si descriveva Campana). Oggi, riconosce Millet, disperse nel mondo sono le sue lettere. Una sorte infelice, a dire dello studioso Bonifazi, simile a quella del loro autore.
La ricostruzione del Carteggio è una sfida: inquadrare Campana, ordinarlo. Il risultato, composito, abbagliante, non è mai definitivo. Eppure il lettore, sfogliando le pagine sfiora quel mondo e a tratti vi affonda.

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Dino Campana e l'amore

 

di Silvano Salvadori 

  

  

  

 

 

Abusata la storia d’amore con Sibilla, come abusate sono le interpretazioni dei rapporti con le prostitute! Abusate nella loro interpretazione di cronaca, senza guardare al di là, o meglio senza guardare “al di dentro” del poeta!

Pochi, come Dino, non hanno scritto poesie convenzionali d’amore, coi loro tormenti, nostalgie, speranze ecc. : egli è alieno da ogni svenimento per le belle donne.

La vicenda per Sibilla ha spesso interessato per la sua morbosità, in un momento in cui la sua opera poetica era quasi conclusa; è una vicenda umana da guardare con sommo rispetto in cui Dino è vinto dall’amore. Ma quando si è vinti non si può rappresentare l’amore: si può solo viverlo e nel viverlo si può solo inginocchiarsi davanti a quel terribile dio giovinetto che ha nome Eros. Dinanzi a lui le nostre miserie divengono palpitante carne, carne sofferente che cerca solo la normalità; carne e corpo che rinunciano all’”opera”, per divenire vita quotidiana, per divenir carezza, sospiro, incontro, attesa. Davanti all’amore si vorrebbe rinunciare alla genialità, si accetta di farsi dimenticare dalla storia, dal destino, per trovare quel tempo che è fatto di rintocchi concreti, di minuti consumati e basta. Non si vuol essere speciali, poeti, superuomini.

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