Biografia

 

 


 

 

 

Cronaca dal 28 Maggio al 30 Giugno 2016

 

28 maggio

Dino arriva a Livorno, risiede presso Fortunata Natali in via Malenchini 9 articolo Telegrafo  del 1 giugno: …dichiaro' di trovarsi a Livorno da tre giorni

31 Maggio prima di mezzogiorno

E' accompagnato in Questura dal maresciallo di finanza Giulio Barluzzi, chiarito luminosamente l'equivoco …

1 Giugno

esce primo articolo Telegrafo: dalla barba e dalla chioma fluente di un bel biondo oro

qualche giorno prima del 19 Dino scrive una cartolina postale senza firma, citando la tribuna e l'art. di Cecchi; non esiste traccia di questa C.P., ma si desume dalla risposta di Margherita C. Lewis

19 Giugno

Margherita C. Lewis risponde con la prima lettera da Rigoli (Pisa) stringo la mano di Dino Campana … invia in regalo il Romanzo di Dio vol II

20 Giugno

è di nuovo fermato e rilasciato (invitato ad andarsene da Li) II articolo del Telegrafo del 21 Giugno: poté provare luminosamente la propria innocenza

20 giugno

probabilmente Dino scrive al Telegrafo una lettera di insulti e ritorna a Lastra a Signa  Il 22 giugno

21 Giugno

esce l' articolo di Athos Gastone Banti, il terzo sul Telegrafo: l 21 giugno 1916,  per dire ira di Dio di nojaltri livornesi

22 giugno

Copia del giornale è spedita raccomandata a Dino a Lastra a Signa; esiste la ricevuta della raccomandata

fra il 20 e il 22 Giugno

Dino risponde a Margherita, offrendo i C.O. e dicendo di aver letto l'Ora Presente; non esiste traccia di questa CP, ma si desume dalla risposta di M.

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Nuove ricerche sui rapporti dell'Arte e della Pazzia
Firenze
Tipografia Galileiana
1913
 
 
 
 

 


Dino Campana visto da vicino

Leonetta Cecchi Pieraccini

Vallecchi, Firenze, 1952 

 

 

La redazione ringrazia l'amico Silvano Tognacci

 

APPARIZIONI DI DINO CAMPANA


Fu verso il 1913 che incominciarono a circolare, nel mondo letterario italiano, le prime notizie e dicerie intorno a Dino Campana, poeta stravagante e lunatico, sceso dalla nativa Marradi a Firenze, come stazione più prossima, ma reduce da più lontane mète e da complicati vagabondaggi in compagnia di tribù li zingari, di saltimbanchi, di carbonai, di bossiaki russi, di gauchos argentini.

 

Il Campana stesso ebbe più tardi a confutare l’esagerazione e non vericità di tante romanticherie, ma conferma, negli interrogatori rivoltigli dal medico curante dott. Pariani, dell’Ospedale psichiatrico di Catelpulci (dove il Campana fu ricoverato nel Gennaio del 1918 e (dove morì nel Marzo del 1932), ch’egli s’era dato al vagabondaggio perché non riusciva nello studio della chimica, intrapreso all’Università di Bologna; e che aveva dovuto, di conseguenza, fare varii mestieri per vivere: e cioè il tempratore di metalli, il suonatore di triangolo nella Marina argentina, lo sterratore, il pompiere, il portiere di un circolo a Buenos Aires; il carbonaio e il fuochista sulle navi mercantili. A Odessa, associato a un gruppo di bossiaki, che sono (od erano) una specie di zingari riuniti in comitive di cinque o sei persone, aveva venduto le stelle filanti nelle fiere; e in Svizzera si era impiegato in una baracca di tiro al bersaglio.

Nel 1913 egli era comunque a Firenze, e aveva pronto il libro dei Canti orfici, per il quale non riuscì a trovare editore, neanche a traverso Soffici e Papini, i quali si erano interessati della cosa, e che, per circostanze indefinite, perdettero, a dire del Campana, il manoscritto ch’egli dovette riscrivere tutto a memoria. Nel 1914, finalmente, il volume fu stampato a Marradi; portò una dedica a Guglielmo II, imperatore dei germani e il seguente sottotitolo: Die Tragoedie des letzen Germanen in Italien. Egli spiegò più tardi, in una lettera a Emilio Cecchi, (Maggio 1916) che con tale definizione intendeva mostrare «di avere nel libro conservato la purezza morale del germanico (ideale non reale) che è stata la causa della loro morte in Italia. Ma io dicevo ciò in senso imperialistico e idealistico, non naturalistico. (Cercavo idealmente una patria non avendone). Il germano preso come rappresentante del tipo morale superiore (Dante, Leopardi, Segantini). Così io invocavo giustizia contro la brutalità secolare clericale e popolare e già tre anni fa sapevo, e le giuro che sapevo, che la storia mi avrebbe dato ragione...»

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"Intimità" di Bianca Fabroni Minucci.
Ritratto a olio di Bianca Lusena

Alla ricerca delle foto autentiche di Dino Campana

 Intervista a Stefano Drei, il ricercatore che ha trovato la foto inedita di Dino Campana

a cura di Paolo Pianigiani

 

Proprietà Famiglia Bàusi, Firenze 
 

L’aveva promesso, il prof. Stefano Drei: ho tolto una foto dall’album di Dino Campana, ma forse riuscirò a trovarne una nuova…

Dopo aver scoperto che la foto di gruppo di una classe del Liceo Torricelli, non comprendeva il poeta di Marradi, ma un altro studente, tale Filippo Tramonti, le ricerche sono continuate, fino a scoprire una nuova foto, recentemente messa in copertina dell’ultimo volume curato da Gabriel Cacho Millet, “Lettere di un povero diavolo”, uscito a Dicembre 2011 per i tipi di Polistampa, a Firenze.

 

Ma proviamo a ricostruire la storia di questa foto, rarissima, scattata nel gennaio del 1912, a un giovane ancora sconosciuto, ma che sarebbe diventato di lì a pochi mesi l’autore dei Canti Orfici.

 

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